30 aprile 2009
Lista comunista. Presentate le candidature per le Europee
ELEZIONI EUROPEE
CANDIDATI VERI NON SPECCHIETTI PER LE ALLODOLE
TANTI OPERAI E OLTRE IL 40% DI DONNE - META' INDIPENDENTI NON ISCRITTI A PARTITI
Lista comunista. Presentate le candidature per le Europee
Martedì 28 Aprile 2009 15:53 .di Pietro Anastasio
Una Lista anticapitalista e comunista per dare una risposta chiara e “di sinistra” alla crisi, la cui soluzione non può essere affidata a coloro che l’hanno prodotta. Un progetto politico, quello che riunisce sotto un unico simbolo Rifondazione Comunista, il Pdci, Socialismo 2000 di Cesare Salvi e i Consumatori uniti, che nasce in occasione delle Europee 2009, ma che “avrà una sua continuità nel parlamento di Strasburgo e in Italia con un coordinamento permanente delle forze che lo compongono”.
Questi i punti cardinali della lista con la falce e martello, snocciolati dal segretario nazionale del Prc, Paolo Ferrero, in occasione della conferenza stampa di presentazione dei candidati alla tornata elettorale di giugno.
Espressione dei partiti e delle associazioni che vi hanno aderito, la formazione comunista vedrà tuttavia una folta rappresentanza della società civile con oltre il 50 per cento delle candidature di indipendenti. Consistente, inoltre, la presenza delle donne, circa il 42 per cento, e delle realtà operaie dei più importanti distretti industriali italiani. Tra questi ultimi spiccano Ciro Argentino, della ThyssenKrupp di Torino, Antonello Mulas dello stabilimento Fiat Mirafiori, Cinzia Colaprico della Zanussi di Forlì, la bracciante agricola, Nicoletta Bracci, Ciccio Brigati dell’Ilva di Taranto, Domenico Loffredo della Fiat di Pomigliano e Andrea Cavola, rappresentante sindacale per l’ Sdl in Alitalia. Su questa rappresentanza nella Lista anticapitalista, si sofferma il segretario dei Comunisti italiani, Oliviero Diliberto, il quale cita un caso emblematico di attacco ai diritti dei lavoratori. “Argentino, insieme ad altri trenta operai della Thyssen, hanno fatto causa all’azienda per avere giustizia per i loro compagni morti nel rogo dello stabilimento torinese. Guarda caso – sottolinea il numero uno del Pdci – loro non sono tra i pochi che non sono stati riassunti. Fino a quando si verificheranno situazioni di questo tipo, ci sarà la necessità di una forza politica comunista” ha concluso Diliberto.
“I candidati nelle nostre liste sono tutti compagni e compagne, espressione di lotte, preparati al lavoro parlamentare ed assolutamente eleggibili” specifica Ferrero. Non vi sono, insomma, “specchietti per le allodole” e incompatibilità di cariche, i cittadini possono star sicuri – ha detto in sintesi il segretario di Rifondazione – che il loro voto andrà a candidati veri.
Andando ai capilista, le circoscrizioni del Nord-ovest e del Sud vedono in testa l’eurodeputato uscente Vittorio Agnoletto, al Centro il segretario del Pdci Diliberto, nel Nord-est la storica esponente del movimento femminista e pacifista, Lidia Menapace, e nelle isole l’astrofisica Margherita Hack. Tra gli altri candidati, spiccano inoltre, il responsabile esteri del Prc, Fabio Amato, Haidi Giuliani, un esponente del mondo della sinistra cristiana come Raniero La Valle, il costituzionalista Massimo Villone, l’attrice Rom, Diana Pavlovic, Bassam Saleh della comunità palestinese in Italia (“per far assumere all’Europa le sue responsabilità sul tema dei due popoli due Stati” ha sottolineato Ferrero), l’ex sottosegretaria al Lavoro, Rosi Rinaldi, e l’esponente dell’Unione Inquilini, Vincenzo Simoni.
Obbiettivo primario, il superamento del 4 per cento della soglia di sbarramento. Una meta assolutamente raggiungibile, afferma Cesare Salvi, stando “ai primi segnali positivi che ci vengono dalla campagna elettorale, le cui iniziative svolte fino ad oggi hanno visto una partecipazione molto consistente”.
25 Aprile 20099
25 APRILE: FESTA DELLA LIBERAZIONE!
APPUNTAMENTI
W la Costituzione repubblicana e antifascista, W la Resistenza, W il 25 aprile.
ORA
E SEMPRE RESISTENZA!!
"Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra costituzione".
Piero Calamandrei
Scendo in strada. È il 25 aprile. C'e gente. Ci sono operai armati, squadre di giovani che corrono verso le caserme abbandonate nella notte dai fascisti. Vogliono anch'essi, questi ragazzi, impugnare un'arma. Il nemico non è ovunque battuto: asserragliato nei fortilizi e nei punti strategici, tenta la fuga su mezzi corazzati.
Dalla Casa dello Studente, in viale Romagna, sparano. Alcuni giovani tentano di snidarli. Trecento metri piú avanti, in piazza Piola, squadre di operai armati hanno occupato la Olap, la loro fabbrica e sono pronti a difenderla dalla distruzione. Finalmente mi sento in un mondo pieno, completo, vivo. Io che per mesi senza fine ho lottato con piccoli gruppi di tenaci patrioti; io che per mesi mi sono mosso come un'ombra, isolato, senza contatti se non quelli (tanto rari e fuggevoli da sembrare irreali) con esponenti del comando regionale, con le staffette o con pochi altri compagni della brigata; io, in mezzo a tutta questa gente, a questi operai, a questi giovani, a queste donne mi sento come immerso in un grande mare di affetto. Fino a ieri ho camminato nelle strade di questa grande città considerando i passanti potenziali nemici, dubitando di tutti, sospettando di ognuno. Oggi, confuso in questa folla amica, e come se uscissi da un incubo. Mi accorgo che le case sono belle case, che le strade sono ampie e che sopra di me c'e il cielo. Mi sorprendo a pensare cose come queste e mi fermo davanti al portone della Olap. C'e un gruppo di operai, tutti hanno un fucile. Un uomo dà alcuni ordini. Mi fermo ad osservarlo. Mi vede e mi chiede chi sono. Parlo, finalmente parlo. "Sono Visone, comandante della 3" Gap." L'uomo rimane qualche secondo senza parlare, poi all'improvviso mi abbraccia, mi afferra per le gambe e mi rialza tenendomi in alto, sopra gli altri, e grida. Tutti capiscono che sono un amico, che sono un partigiano. Adesso gridano tutti e quando l'uomo finalmente mi rimette a terra, mi abbracciano in due, in tre alla volta. Torna un poco di calma. Sto per andarmene. Vogliono darmi una scorta. Un quarto d'ora dopo, in via Ampere, mi incontro con gli artefici e i dirigenti della Lotta di Liberazione.
È un grande giorno. È il grande giorno.
C'e tutta la città che corre che grida, che risorge. Per ore e ore le squadre dei GAP e dei SAP, degli operai, dei giovani, in attesa delle formazioni di montagna in marcia verso Milano, corrono da un quartiere all'altro per eliminare un nido di resistenza fascista, per arrestare un gerarca, per costringere alla resa un reparto tedesco.
Quarantotto ore prima eravamo pochi, ora siamo folla. Però, dietro di noi a sorreggerci, ad aiutarci, a nasconderci, a sfamarci, a informarci, c'e sempre stata questa massa di popolo che ora corre per le strade, si abbraccia e ci abbraccia, e grida: "Viva i partigiani."
(tratto dal libro - Senza tregua,
La Guerra dei GAP - Comandante Giovanni Pesce)
ONORE AL COMANDANTE VISONE!
ONORE A DANTE DI NANNI!
ONORE AI FRATELLI CERVI!
ONORE A TUTTI I PARTIGIANI CADUTI DURANTE LA RESISTENZA!
La liberazione di Milano il 25 aprile 1945
20 Aprile 2009
Controvertice G8: dal 22 al 24 aprile tutti a Siracusa!
INIZIATIVE
CONTRO I PROGRAMMI DI DISTRUZIONE SOCIALE E AMBIENTALE
DEI “GRANDI” DELLA TERRA
PER LA DIFESA
DEL TERRITORIO, DELL’AMBIENTE, DELLA VITA, DEL REDDITO, DEL LAVORO
Il
G8 ambiente è arrivato. Il controvertice è pronto.
Dal 22 al 24 aprile Siracusa sarà invasa dal movimento. Da
lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, migranti.
Partecipa il segretario nazionale Paolo Ferrero
Il G8 ambiente è arrivato. Il controvertice è pronto.
Dal 22 al 24 aprile Siracusa sarà invasa dal movimento. Da
lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, migranti.
Un grande corteo attraverserà le strade della città il 23
aprile. Durante i tre giorni i forum tematici affronteranno:
22 aprile - ambiente/infrastrutture/benicomuni
23 aprile - lavoro/precariato/immigrazione
24 aprile - militarizzazione/repressione
Durante la tre giorni verranno allestiti un campeggio,
concerti, mostre, proiezioni, spettacoli.
Appello alla partecipazione agli appuntamenti di lotta
siciliani verso il G8 della Maddalena
Il 2009 sarà l'anno del vertice G8 in Italia. Ancora una
volta gli autoproclamatisi “8 grandi” della terra verranno a
pianificare in modo autoritario e arrogante il destino di 6
miliardi di uomini e donne che popolano il nostro pianeta.
Otto anni dopo la repressione di Genova gli otto paesi più
industrializzati del pianeta verranno a ribadire che il
neoliberismo è l'unico sistema possibile, in un mondo dove
la stessa crisi provocata dal capitalismo sta generando
privatizzazioni, licenziamenti di massa, lo smantellamento
dello stato sociale, guerre e devastazioni ambientali. Otto
anni dopo gli 8 grandi devono trovare ad attenderli, con la
stessa determinazione di sempre, i movimenti contro il
neoliberismo e la guerra che in questi anni hanno riempito
le piazze di tutto il mondo, che anche qui da noi in Sicilia
hanno avuto un ruolo così importante nel costruire la
solidarietà ai migranti, come nel difendere i territori,
come nel sostenere l'Antimafia Sociale. Come catanesi
parteciperemo alla costruzione dei percorsi di conflitto che
ci porteranno alla costruzione del controvertice del G8 alla
Maddalena. Riteniamo indispensabile costruire gli
appuntamenti che in tutta
Italia precederanno il vertice
della Maddalena partendo dalla nostra Sicilia. Saranno due
gli appuntamenti a cui i movimenti siciliani non potranno
mancare: il G8 Ambiente a Siracusa(22/24 Aprile) e il
vertice sull'immigrazione di Lampedusa(28-29 maggio).
Entrambi gli appuntamenti sono, a nostro avviso, tappe
fondamentali per il percorso di “lotte” che ci porterà al controvertice di Luglio della Maddalena. Consideriamo
paradossale e provocatorio che entrambi gli appuntamenti
istituzionali si tengano in due località simbolo delle
distruzioni del neoliberismo . Siracusa, che ospiterà il
vertice sull'ambiente, rappresenta il simbolo dello scempio
ambientale causato da decenni di sfruttamento del territorio
in nome del “profitto” e dello “sviluppo” a tutti i costi ad
esclusivo vantaggio dei politicanti locali, così ben
rappresentati in parlamento ed al governo, e del sistema di
potere mafioso. Noi non vogliamo e non accettiamo di vedere
la Sicilia come terra di inceneritori, rigassificatori,di
privatizzazione di beni comuni come l’acqua, di basi
militari come Sigonella, che sfruttano risorse pubbliche e
rappresentano strumenti di terrore, delle trivellazioni
petrolifere in una valle patrimonio dell’umanità, del Ponte
di Messina e dell'annunciata centrale nucleare del Ministro
Prestigiacomo. Noi non vogliamo e non accettiamo che
Lampedusa e la Sicilia tutta venga usata come terra di
confine e come fortezza inespugnabile per il libero fluire
dei migranti. Siamo la porta chiusa dell'Europa del capitale
e luogo di infinite tragedie per chi cerca una nuova vita
più dignitosa e trova la morte in mare o la reclusione in
una delle sempre più numerose galere etniche dell'isola(Cpa,Cara,
ex Cpt). Noi non possiamo e non vogliamo accettare tutto
questo. Non basta indignarsi, dobbiamo fin da subito fare
appello a tutte le associazioni, i comitati, i collettivi, i
centri popolari e sociali, le organizzazioni sindacali ,
politiche e a tutti coloro che continuano ostinatamente a
battersi per un mondo diverso, affinché si costruisca un
movimento ampio di dissenso e di lotta contro chi, in nome
di una “crisi” globalizzata, vuole determinare le nostre
vite e i destini delle nostre comunità militarizzando i
nostri territori e precarizzando sempre di più le nostre
condizioni di lavoro e di vita. Come rete catanese contro il
G8 proponiamo che fin da subito si costruisca una agenda
politica che detti i tempi e gli appuntamenti e un
coordinamento di tutte le forze siciliane che intendano
costruire le mobilitazioni contro il G8, partendo dai due
importantissimi appuntamenti di Siracusa e Lampedusa. Ancora
una volta pensiamo i conflitti sociali siano l'unica via
d'uscita dalla crisi e continuiamo la nostra lotta al
sistema di sfruttamento e alle istituzioni nazionali e
sovranazionali che lo rappresentano in questo mondo.
Rete catanese contro il G8:
Officina Rebelde- Cpo Experia- Giovani Comunisti/e Catania-
Cobas- Campagna per la smilitarizzazione di Sigonella- Pcl
Catania- Prc Catania- Piattaforma Comunista- Circolo Prc
Misterbianco – Rete antirazzista catanese - Federazione
anarchica siciliana - Arci Ct....
20 Aprile 2009
6 e 7 Giugno VOTA COMUNISTA
INIZIATIVE
EUROPEE - DILIBERTO: "COMUNISTI UNITI E' SOGNO REALIZZATO"
"E' un sogno realizzato per il quale siamo felicissimi perchè ci abbiamo creduto e lo abbiamo fortemente coltivato". E' quanto ha affermato Oliviero Diliberto a commentato della manifestazione di piazza Navona, a Roma, per la presentazione della lista anticapitalista per le europee.
"E' un sogno che si realizza - ha aggiunto il segretario del Pdci - dopo il disastro dell'anno scorso. Per la prima volta dopo tanti anni ci sarà solo una falce e martello sulla candidatura alle europee. Spero che dopo le elezioni lavoreremo per una riunificazione più ampia della sinistra, a partire dall'idea della difesa del mondo del lavoro".
Diliberto si è detto ottimista sul raggiungimento del quorum del 4%: "Non guardo più i sondaggi dal 13 aprile 2008. In ogni caso sono buoni. Ma più dei sondaggi mi fido di quello che vedo tutti i giorni intorno a noi".
Oliviero Diliberto
08 Aprile 2009
SERATA DI RACCOLTA FONDI PER LE POPOLAZIONI DELL'ABRUZZO
APPUNTAMENTI
IMPORTANTE!!!
Il
Circolo Lenin - Rifondazione Comunista
di Giarre, ha organizzato per Sabato 11 aprile 2009 dalle ore
21.00 in poi, presso il proprio CIRCOLO di via Sartori, 20 a Giarre,
una serata di raccolta fondi per le popolazioni dell'abruzzo
durante colpite dal tragico terremoto.
NON MANCATE!!! per info:
Telefono:
3286764811
E-mail:
prcgiarre@yahoo.it
Rifondazione Comunista ha organizzato Brigate di Solidarietà Attiva con le popolazioni colpite dal terremoto.
La Protezione Civile ha assegnato al PRC una zona de l’Aquila e l'allestimento e la gestione del campo nel paese di Tempera, uno dei più colpiti dal sisma.
E' stato creato un Conto Corrente Bancario Nazionale
RIFONDAZIONE PER L'ABRUZZO
IBAN: IT32J0312703201CC0340001497
Nel nostro piccolo riteniamo doveroso adoperarci anche noi per questa causa.
Il denaro raccolto nella serata sarà devoluto totalmente a favore delle popolazioni abruzzesi.
Anche nei prossimi giorni potrete contattarci per info.
07 Aprile 2009
BRIGATE DI SOLIDARIETA' ATTIVA - CIRCOLO LENIN GIARRE
APPUNTAMENTI
Oggi dalle ore 18 ci vediamo in sezione (via Sartori 20 - dietro Duomo) per cominciare a raccogliere beni, cibo e fondi per le popolazioni dell'Abruzzo.
Nei prossimi giorni allestiremo banchetti a Giarre.
Per chi volesse partecipare e non potesse venire oggi, potete mandarci una mail a prcgiarre@yahoo.it
o iskra83@tiscali.it
Oppure un sms al 328/6764811
Rifondazione Comunista ha organizzato Brigate di solidarietà attiva con le popolazioni colpite dal terremoto in Abruzzo.
Il campo di accoglienza dei nostri compagni è stato allestito in località Tempera, a pochi chilometri dall'Aquila.
La Federazione Prc di Pescara (via F. Tedesco, 8) funziona come centro di raccolta materiali e di accoglienza per gli evacuati.
Singoli o strutture che abbiano la possibilità di accogliere gli sfollati sono pregati quindi di chiamare il numero 085.66788
Chiunque volesse partecipare all'organizzazione dei soccorsi può chiamare:
Federazione Prc Pescara: 085.66788 (accoglienza evacuati) Richi: 339.3255805 (generi di prima necessità come acqua, pasta, latte UHT, biscotti)
Marco Fars: 334.6976120
Francesco Piobbichi: 334.6883166
o spedire una mail al seguente indirizzo:
piobbico@hotmail.com
C'è necessità urgente di: tavoli e sedie, coperte, sacchi a pelo, asciugamani, biancheria, pigiami, tende, gazebo, vestiario soprattutto per i bambini, generi di prima necessità (acqua, latte UHT, pasta, riso, biscotti, zucchero, caffè, pelati, olio, scatolame vario, carta igienica, saponette, sapone da bucato, spazzolini, dentifricio, detersivo per piatti, disinfettanti, carta da cucina, cerotti, guanti, sacchi per la spazzatura, assorbenti, pannolini e pannoloni per neonati e per anziani, omogeneizzati, piatti e bicchieri di plastica etc...)
ATTENZIONE! Facciamo un appello a tutti coloro che stanno partendo per portare il loro soccorso:
non partite senza aver prima chiamato i numeri messi a disposizione.
Siate attrezzati e soprattutto autosufficienti sia per quanto riguarda il vitto che l'alloggio.
Se volete invece mandare un contributo economico potete spedirlo a:
Conto Corrente Bancario
RIFONDAZIONE PER L'ABRUZZO
IBAN: IT32J0312703201CC0340001497
o tramite carta di credito: sottoscrizione online
per aggiornamenti o informazioni: www.partitosociale.org
31 marzo 2009
COMUNISTI E ANTICAPITALISTI SEMPRE!
APPUNTAMENTI
Abbiamo dato vita a una lista unitaria della sinistra anticapitalista in Europa contro le politiche di Maastricht e di Lisbona. Obiettivo: uscire a sinistra dalla crisi.
Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.
Abbiamo presentato il simbolo e dato vita a una lista di sinistra, anticapitalista che unisce quattro forze politiche (Prc, Pdci, Socialismo 2000, Consumatori uniti) in una comune proposta politica per l'Europa.
Lo abbiamo fatto e continuereremo a farlo anche attraverso il contributo e le candidature di molti esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del movimento femministra e ambientalista, del movimento lgbtq e pacifista. Questa lista, che lavora per un'uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economia, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà, rappresenterà un importante raggruppamento anticapitalista, comunista, socialista di sinistra, ambientalista in Italia e in Europa, e si ritrova intorno ai valori e ai simboli storici del movimento operaio italiano.
Chi vota la nostra lista saprà da subito dove andranno a sedere i nostri eletti e rappresentanti: nel gruppo del Gue/Ngl e nella Sinistra Europea, e cioè all'opposizione delle politiche liberiste di Maastricht e di Lisbona che hanno prodotto l'attuale devastante crisi economica europea e mondiale, politiche che vengono da molti anni votate e sostenute da tutti gli altri gruppi politici eletti in Europa, dai popolari ai socialisti passando per i liberali. Una vera "grande coalizione" liberista e antipopolare che vede e vedrà unite tutte quelle forze politiche che oggi fanno finta di contrapporsi in Italia, dalla Pdl di Fini e Berlusconi al Pd di Franceschini, passando per Di Pietro e Casini.
Chi vota la nostra lista invece vuole uscire da sinistra dalla crisi in Italia come in Europa da sinistra, tenendo assieme diritti sociali e diritti civili, chiedendo il pieno rispetto delle libertà dell'individuo nel campo sessuale come in quello etico insieme a un forte intervento pubblico in economia e alla nazionalizzazione delle banche, lottando per un'Europa libera, giusta e socialmente avanzata, ma anche per un'Europa neutrale e pacifista in politica estera, non asservita alle politiche della Nato, per una politica di pace e di democrazia.
Il nostro dunque non è un cartello elettorale ma una proposta politica precisa: riteniamo che si possa uscire dalla crisi, in Italia e in Europa, promuovendo più libertà e più eguaglianza, contro le politiche di un governo di destra che invece punta al totale e sfrenato liberismo e deregulation in economia ma che promuove politiche anti-liberali e totalitarie nel campo dei diritti civili.
A tal fine le quattro forze politiche che hanno dato vita a questa lista hanno deciso di riunirsi in un coordinamento che proseguirà anche dopo le elezioni.
Pietro Ingrao: «Voterò per Rifondazione» (da L'Unità del 28 marzo)
Pietro Ingrao ha dichiarato all' Unità : «Non condivido numerose delle posizioni di Ferrero. Tuttavia ritengo che nell'attuale lotta politica sia essenziale la presenza a sinistra di un soggetto politico organizzato. Faccio qualche esempio: in Sinistra e Libertà ci sono tanti compagni che stimo e che mi hanno dato speranza. Penso però che quello che hanno da dire persone come Bertinotti, Vendola, Mussi e la Bandoli è meglio che lo dicano e facciano vivere operando dentro la struttura di un partito, di un soggetto politico "formato"».
31 marzo 2009
COMUNISTI E ANTICAPITALISTI SEMPRE!
APPUNTAMENTI
Abbiamo dato vita a una lista unitaria della sinistra anticapitalista in Europa contro le politiche di Maastricht e di Lisbona. Obiettivo: uscire a sinistra dalla crisi.
Dichiarazione di Paolo Ferrero, segretario nazionale del Prc-Se.
Abbiamo presentato il simbolo e dato vita a una lista di sinistra, anticapitalista che unisce quattro forze politiche (Prc, Pdci, Socialismo 2000, Consumatori uniti) in una comune proposta politica per l'Europa.
Lo abbiamo fatto e continuereremo a farlo anche attraverso il contributo e le candidature di molti esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del movimento femministra e ambientalista, del movimento lgbtq e pacifista. Questa lista, che lavora per un'uscita dalla crisi fondata sulla democrazia economia, sulla giustizia sociale e sulla solidarietà, rappresenterà un importante raggruppamento anticapitalista, comunista, socialista di sinistra, ambientalista in Italia e in Europa, e si ritrova intorno ai valori e ai simboli storici del movimento operaio italiano.
Chi vota la nostra lista saprà da subito dove andranno a sedere i nostri eletti e rappresentanti: nel gruppo del Gue/Ngl e nella Sinistra Europea, e cioè all'opposizione delle politiche liberiste di Maastricht e di Lisbona che hanno prodotto l'attuale devastante crisi economica europea e mondiale, politiche che vengono da molti anni votate e sostenute da tutti gli altri gruppi politici eletti in Europa, dai popolari ai socialisti passando per i liberali. Una vera "grande coalizione" liberista e antipopolare che vede e vedrà unite tutte quelle forze politiche che oggi fanno finta di contrapporsi in Italia, dalla Pdl di Fini e Berlusconi al Pd di Franceschini, passando per Di Pietro e Casini.
Chi vota la nostra lista invece vuole uscire da sinistra dalla crisi in Italia come in Europa da sinistra, tenendo assieme diritti sociali e diritti civili, chiedendo il pieno rispetto delle libertà dell'individuo nel campo sessuale come in quello etico insieme a un forte intervento pubblico in economia e alla nazionalizzazione delle banche, lottando per un'Europa libera, giusta e socialmente avanzata, ma anche per un'Europa neutrale e pacifista in politica estera, non asservita alle politiche della Nato, per una politica di pace e di democrazia.
Il nostro dunque non è un cartello elettorale ma una proposta politica precisa: riteniamo che si possa uscire dalla crisi, in Italia e in Europa, promuovendo più libertà e più eguaglianza, contro le politiche di un governo di destra che invece punta al totale e sfrenato liberismo e deregulation in economia ma che promuove politiche anti-liberali e totalitarie nel campo dei diritti civili.
A tal fine le quattro forze politiche che hanno dato vita a questa lista hanno deciso di riunirsi in un coordinamento che proseguirà anche dopo le elezioni.
Pietro Ingrao: «Voterò per Rifondazione» (da L'Unità del 28 marzo)
Pietro Ingrao ha dichiarato all' Unità : «Non condivido numerose delle posizioni di Ferrero. Tuttavia ritengo che nell'attuale lotta politica sia essenziale la presenza a sinistra di un soggetto politico organizzato. Faccio qualche esempio: in Sinistra e Libertà ci sono tanti compagni che stimo e che mi hanno dato speranza. Penso però che quello che hanno da dire persone come Bertinotti, Vendola, Mussi e la Bandoli è meglio che lo dicano e facciano vivere operando dentro la struttura di un partito, di un soggetto politico "formato"».
21 gennaio 2009
88 ANNI FA NASCEVA A LIVORNO IL PARTITO COMUNISTA ITALIANO
DALL'ESTERO
Ottantotto anni fa nasceva a Livorno il Partito Comunista d'Italia, sezione dell'internazionale comunista. Dopo la sconfitta del biennio rosso e del movimento di occupazione delle fabbriche, l'incapacità del partito Socialista di dirigere positivamente il movimento di massa veniva sancito da questa rottura. Il movimento operaio italiano non nasceva in quel passaggio, ma lì si decise una svolta, si decise il cambiamento del nome: da lì in poi, anche in Italia, i rivoluzionari si sarebbero chiamati comunisti. Il cambio del nome nacque dalla necessità di distinguersi dai partiti socialisti.
Questi erano stati travolti; prima dall'incapacità di tenere
una posizione autonoma dalle varie borghesie nazionali nella
gigantesca carneficina che fu la prima guerra mondiale; poi
dall'incapacità a definire uno sbocco rivoluzionario alla crisi
post bellica. I partiti socialisti si erano rivelati una guida
fallimentare per i lavoratori e così, i rivoluzionari, dopo la
vittoria in Russia, decisero di segnare nettamente la
differenza, addirittura con il cambio del nome.
Quaranta anni fa Jan Palach si dava fuoco in piazza Venceslao a
Praga per protestare contro l'invasione sovietica della
Cecoslovacchia. Quell'invasione, che seguiva di 12 anni
l'invasione dell'Ungheria, metteva la parola fine alla primavera
di Praga. Chiudeva brutalmente il più importante tentativo di
autoriforma avvenuto nei paesi a socialismo reale. I sistemi
politici nati con la rivoluzione russa evidenziavano in modo
drammatico di essere entrati in contraddizione totale con le
aspirazioni che li avevano generati. La speranza di
trasformazione sociale che il comunismo aveva portato al punto
più alto nel mondo moderno, con una rivoluzione che aveva
sovvertito completamente l'ordine sociale, veniva annichilita
sotto i cingoli dei carri armati.
Per questo il nostro partito oggi si chiama Partito della
Rifondazione Comunista. Perché ci sentiamo in piena sintonia con
quei rivoluzionari che assaltarono il Palazzo d'inverno e che
diedero vita al Partito Comunista d'Italia e perché siamo
consapevoli che i sogni e le speranze di quei rivoluzionari sono
stati negati, calpestati ed offesi a Praga, a Budapest come a
Berlino nel 1953. Rifondazione Comunista, due termini che si
sostengono e si qualificano a vicenda. L'uno senza l'altro
perdono di significato, non possono esprimere il senso del
nostro progetto, sono muti. Rifondazione Comunista non è solo il
nome del partito ma il nostro progetto strategico: rendere
attuale il comunismo attraverso il suo processo di rifondazione,
che matura e cresce interagendo con le soggettività antagoniste.
Da qui ripartiamo oggi. Nella consapevolezza che negli ultimi
tempi il progetto della rifondazione comunista è stato
pesantemente attaccato e messo in discussione da chi ha proposto
di abbandonare ogni riferimento al Comunismo. La rifondazione
senza il comunismo non è l'approdo naturale della nostra storia
ma la negazione radicale della nostra ragione di esistenza. La
rifondazione senza il comunismo è la pura riedizione dell'occhettismo,
cioè l'innovazione senza principi e la perdita di ogni autonomia
politica.
Ricordiamo quindi oggi quel lontano 21 gennaio 1921, nella piena
consonanza di ideali e di propositi, per proporre il rilancio
del progetto della rifondazione comunista. Questo non avviene
nel vuoto pneumatico, non avviene nel cielo delle ideologie;
avviene nel bel mezzo di una gravissima crisi economica che
mostra, una volta di più, il volto distruttivo del capitalismo.
Quella in cui siamo entrati è una crisi pesantissima, che durerà
a lungo e che cambierà profondamente il nostro modo di vivere.
E' una crisi "costituente" in cui si intrecciano crisi
economica, crisi sociale e crisi della politica. Il parallelo
storico che salta agli occhi è quello con la Germania della
repubblica di Weimar, in cui identità sociali e politiche
consolidate si sfaldarono e il disagio e le paure sociali
vennero egemonizzate dalla barbarie razzista.
Ricostruire una speranza. Ricostruire un efficace conflitto di
classe, forme di solidarietà e di mutualismo, evitare le guerre
tra i poveri. Far vivere nel conflitto la lotta per le libertà e
per l'eguaglianza. Prospettare una uscita da sinistra da questa
crisi, in termini di intervento pubblico per la ristrutturazione
ambientale e sociale dell'economia e di redistribuzione del
reddito e del potere. Queste sono le sfide a cui dobbiamo saper
rispondere nella costruzione dell'opposizione. Non si tratta di
proseguire come ieri. Rifondazione Comunista non si salva
conservandola ma spendendola nella capacità di dare una risposta
alla crisi, sommando spirito unitario e determinazione, nella
forte sintonia che ci lega alle esperienze latinoamericane. Il
Partito Comunista Italiano seppe costruire il suo ruolo e la sua
ragion d'essere politica nella lotta partigiana,
nell'abbattimento del regime fascista e nella costruzione della
democrazia in Italia. Noi oggi vogliamo rilanciare il nostro
progetto di rifondazione comunista nella capacità di dare una
risposta, in basso a sinistra, a questa crisi.
di Paolo Ferrero
su Liberazione del 21/01/2009
08 gennaio 2009 BILANCIO
DRAMMATICO A GAZA: 700 MORTI, 3100 FERITI
DALL'ESTERO
Sono 700 i palestinesi
uccisi e 3100 quelli feriti dall'inizio dell'offensiva
israeliana "Piombo fuso", giunta al dodicesimo giorno. Lo
riferiscono fonti mediche palestinesi a Gaza. I morti di oggi
sono 22, fra cui persone colpite direttamente e altre decedute
per le ferite. Il bilancio comprende anche otto persone i cui
corpi sono stati rinvenuti sotto le macerie.
Continua il massacro del popolo palestinese, nell’imbarazzante incapacità della comunità internazionale ad intervenire per fermare le atrocità e la guerra. Le notizie dal fronte parlano di centinaia di morti fra la popolazione civile. Non è solo un atto di guerra, ma di annientamento di un popolo. Fonti giornalistiche parlano dell’uso del fosforo bianco da parte dell’esercito israeliano. Già usato delle truppe Usa in Iraq e da Israele nella guerra al Libano del 2006, il fosforo bianco è un’arma vietata dalle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949, dai i due Protocolli aggiuntivi del 1977 e quello del 2005, che costituiscono la base del diritto internazionale umanitario. Ma questa non sarebbe la prima e sola violazione del diritto internazionale da parte di Israele. Basta pensare alla violazione delle risoluzioni Onu in merito alla questione palestinese e al possesso di armi di distruzione di massa, senza possibilità di controllo e monitoraggio da parte di alcun organismo internazionale. La protesta di questi giorni, in tutto il mondo è stata importante. A partire dalle manifestazioni e dai sit-in in solidarietà col popolo palestinese, organizzate in Italia. Erano anni che in Italia non c’era una mobilitazione su questo tema, così diffusa in tutto il territorio nazionale.
L'esercito israeliano colpisce
due scuole dell'Onu messe a disposizione dei rifugiati civili.
E' una strage: 30 morti. Il numero delle vittime sale a 635.
Hamas oppone resistenza ovunque.
Manifestazione a Catania in solidarietà al popolo Palestinese
FERMIAMO IL MASSACRO DI GAZA!
Con il lancio dell’offensiva militare terrestre d’Israele la
situazione a Gaza precipita sempre di più: centinaia di morti e
migliaia di feriti, l’esercito colpisce anche le ambulanze, di
ora in ora aumentano le vittime.
-Complici dell’aggressione israeliana, l’appoggio militare
statunitense e il silenzio dei governi europei, che lasciano che
in Medio Oriente prosegua a compiersi indisturbato il tentativo
di cancellare la Palestina dalle cartine geografiche, e con essa
il suo popolo.
-Il governo italiano e la quasi totalità dei media sono fra i
più agguerriti sostenitori dell’aggressione israeliana ,
deformando l’informazione e giustificando i crimini di guerra;
inoltre mentre taglia le spese sociali il governo vara nuove
politiche d’apartheid contro i migranti (ddl733, pacchetto
sicurezza) per precarizzare sempre più le condizioni di lavoro e
di vita a tutti/e i/le lavoratori/rici.
-L’arroganza dello Stato sionista d’Israele si fonda sulla
solida alleanza con le politiche di guerra degli Usa e della
Nato, che potenziano la funzione di morte delle loro basi (a
partire da Sigonella) e militarizzano sempre più i nostri
territori e le nostre vite.
MOBILITIAMOCI PER
FERMARE L’ATTACCO MILITARE E FINE DELL’EMBARGO CONTRO LA
POPOLAZIONE PALESTINESE DI GAZA.
IL CONGELAMENTO DI TUTTI GLI ACCORDI POLITICI ECONOMICI E
MILITARI TRA L’ITALIA E ISRAELE.
CONTRO LA PULIZIA ETNICA E IL TERRORISMO DI STATO ISRAELIANO.
CON IL POPOLO E LA RESISTENZA PALESTINESE,
SENZA SE E SENZA MA!
MANIFESTAZIONE
Sabato 10 gennaio alle ore 17
in via Etnea (Concentramento di fronte la villa Bellini)
“Comitato catanese di Solidarietà con il popolo palestinese”
hanno aderito: Cpo Experia, Cobas, Giovani
Comunisti,Rifondazione Comunista, Arci, Migranti solidali con il
popolo palestinese, Officina Rebelde, Piattaforma Comunista,
Rete Antirazzista, Associazione marxista “A. Gramsci”, Movimento
Studentesco Catanese, Open Mind GLBT, Fgci CT
29 dicembre 2008 CONTINUA IL MASSACRO DEL POPOLO PALESTINESE
DALL'ESTERO
TRAGEDIA PALESTINESE:
Israele non ferma la sua aggressione a Gaza: fonti militari parlano di una imminente operazione "di terra". Intanto il numero dei morti cresce: sono oltre 400 e i feriti più di 500
Il micidiale assalto compiuto da Israele contro Gaza era
talmente premeditato da esser stato annunciato in anticipo ieri
mattina su diversi quotidiani arabi. L'informazione più precisa
è stata fornita dal giornale nazionalista palestinese e arabo
al-Quds al-Arabi (Gerusalemme araba), pubblicato a Londra.
Scrivendo a partire da Ramallah, in Cisgiordania, Walid Awad,
corrispondente del quotidiano a Ramallah, in Cisgiordania,
riferiva di aver appreso «da un'attendibile fonte diplomatica
araba che il generale Omar Suleiman, capo dei servizi segreti
egiziani, ha informato certe capitali arabe che Israele avrebbe
lanciato un'offensiva limitata contro la Striscia di Gaza».
La cifra della
tragedia palestinese, sta tutta nella cartina che mostriamo a
lato: ossia la progressiva occupazione del territorio da parte
di Israele. Quanto sta accandedo in questi giorni è solo la
tappa conclusiva di un lungo percorso che fa si che, ad oggi,
non esiste uno stato palestinese ed il suo popolo vive un vero e
proprio apartheid. A seguito del lancio di alcuni razzi nella
striscia di Gaza (che ha causato il ferimento di una persona),
ad opera dei miliziani di Hamas, l'esercito israeliano ha
lanciato una pesante controffensiva militare che, in poche ore
ha portato ad un bilancio di oltre 200 morti: un massacro.
Con il popolo Palestinese,
Fermiamo la guerra. Subito!
boicottare
Israele!!!
8 dicembre 2008 Grecia,
il KKE (Partito Comunista Greco) scende in piazza.
DALL'ESTERO
Grecia, scontri in tutto il
Paese
Studenti ancora in piazza
ATENE
- Dura pochissimo la calma in Grecia.
Dopo i violenti scontri seguiti all'uccisione di un ragazzo ad
opera di un poliziotto e l'arresto dell'agente,
la situazione, oggi, è nuovamente esplosa: ancora scontri tra
polizia e manifestanti in molte città elleniche. Scene da
battaglia urbana a Salonicco, dove i manifestanti hanno preso
d'assalto un commissariato con le molotov ferendo un poliziotto,
e ad Atene, dove il partito comunista KKE, assieme ad altri
gruppi di estrema sinistra, è sceso nuovamente per le strade.
7 dicembre 2008 Grecia, la polizia uccide un 15enne
Guerriglia ad Atene e in altre città
DALL'ESTERO
Ucciso a sangue freddo
ATENE -E'
guerriglia urbana in Grecia. L'esplosione di
violenza ad Atene, ma la rivolta contro il governo
ha coinvolto Salonicco e le città del Nord. La morte
di un ragazzo di quindici anni colpito dal
proiettile di un poliziotto ha acceso la rivolta.
Più di venti agenti feriti; parecchi i giovani
arrestati. Negozi assaltati, banche distrutte, auto
date alle fiamme.
L'agente che ha
sparato
al ragazzo e un suo collega sono stati arrestati con
l'accusa di omicidio volontario e complicità in
omicidio. Ma il provvedimento non è stato
sufficiente per bloccare le violenze che, dopo aver
colpito la capitale, si sono estese a Salonicco,
Patrasso, Ioannina e Hania, sull'isola di Creta,
dove è stato anche attaccato un commissariato.
Il governo è in affanno. Il ministro dell'Interno
Prokopis Pavloupoulos dopo gli incidenti di ieri ha
presentato le dimissioni, ma il premier le ha
respinte. "Daremo prova di massima severità nei
confronti dei responsabili", ha detto il primo
ministro Costas Karamanlis ai familiari della
vittima. "Ciò che è accaduto non si deve ripetere".
L'incidente in cui ha perso la vita il giovane
dimostrante è avvenuto ieri sera nel quartiere di
Exarchia, roccaforte del movimento anarchico. Una
pattuglia della polizia è stata attaccata da alcune
decine di giovani armati di bastoni e bombe molotov.
I due agenti hanno reagito. Un poliziotto ha
rincorso i giovani sparando. "E' stato un assassinio
a sangue freddo", ha affermato un testimone olculare
in una intervista radiofonica.
Nel primo pomeriggio di oggi, una manifestazione
convocata dall'estrema sinistra nella capitale per
protestare contro la morte del giovane è degenerata
in nuovi incidenti. Altri attacchi a uffici
commerciali e banche, in fiamme auto e bidoni
dell'immondizia. La polizia ha fatto uso di gas
lacrimogeni e manganelli. Diverse persone sono state
fermate.
Gli
incidenti anticipano di 72 ore lo sciopero generale
del 10 dicembre contro la crisi economica e il
deterioramento delle condizioni di vita, la cui
responsabilità molti imputano al governo. Mentre si
parla di elezioni anticipate e i sondaggi
pronosticano una sempre più severa sconfitta del
partito del premier.
7 dicembre 2008 Catania, strage nell'aula dei veleni
A Farmacia morti 15 ricercatori
CRONACA
La procura indaga, per il 19
dicembre è fissato l'incidente probatorio
Ma la città, e i suoi poteri forti, tacciono. Silenzio anche dal
preside di facoltà
CATANIA -
L'ultima è stata una ragazza di 24 anni, della
provincia di Ragusa. Quando ha letto sul giornale di
quante persone avesse inghiottito quel laboratorio
di Farmacia, adesso chiuso su disposizione della
magistratura, sua madre ha preso il coraggio a due
mani e ha chiamato l'avvocato Santi Terranova.
"Anche mia figlia ha studiato in quel posto, per due
anni - ha detto in lacrime - si è ammalata e adesso
è morta. Aveva solo 24 anni".
E così, il già lungo elenco di vittime del
laboratorio dei veleni dove per anni studenti,
ricercatori, professori, tecnici e personale
amministrativo hanno respirato fumi e maneggiato
sostanze altamente tossiche, "in valori superiori di
decine e anche di centinaia di volte ai limiti
fissati per i siti industriali", come scrivono i pm,
si è ulteriormente allungato: le vittime sono
diventate 15, gli ammalati oltre venti.
Un numero ancora difficile da definire visto che,
oltre alle persone che via via si fanno coraggio e
si aggregano a quella sorta di comitato di familiari
di vittime del laboratorio di farmacia
dell'Università di Catania, che si è radunato
attorno all'avvocato Terranova, sono in tanti quelli
che negli ultimi giorni hanno telefonato
direttamente alla Procura della Repubblica di
Catania. E Carla Santocono e Lucio Setola, i due
sostituti incaricati della delicata inchiesta dal
procuratore Vincenzo D'Agata, si sono ritrovati a
parlare con persone ammalate, in stadi più o meno
avanzati, che si sono dette disponibili ad
aggiungere altri elementi all'inchiesta e a
raccontare le loro storie.
Storie del tutto simili a quella di Emanuele Patanè,
il 29enne ricercatore che prima di morire per un
tumore al polmone ha affidato al suo diario il
drammatico racconto di quei suoi anni di lavoro in
un ambiente killer e dell'ultimo stadio della sua
malattia vissuta nell'assoluta indifferenza di
quanti, vertici dell'Università e responsabili della
Facoltà, ben sapevano non solo del mancato rispetto
delle più elementari norme a tutela della salute ma
anche della già lunga lista di vittime e di
ammalati. Come dicono gli stessi magistrati negli
atti dell'indagine che ha già portato al sequestro
del laboratorio, e all'invio di otto avvisi di
garanzia per disastro ambientale nel troncone
d'inchiesta che presto verrà unificato con quello
per omicidio colposo plurimo.
"La cosa che colpisce moltissimo - osservano in
Procura - è la giovane età di gran parte delle
vittime: quasi tutti ragazzi tra i venti e i trent'anni".
Che in quel laboratorio si specializzavano o
affrontavano le loro esperienze di dottorato o di
ricerca.
Per il 19 dicembre è già stato fissato l'incidente
probatorio per stabilire se le falde acquifere e il
terreno circostante il laboratorio di Farmacia siano
inquinati dai veleni che, come ha già accertato
l'inchiesta, venivano smaltiti dai normali scarichi
di lavabi e gabinetti. Poi sarà la volta della
penosa quanto delicata sfilata dei testimoni, i
familiari delle vittime, ma soprattutto gli
ammalati, quelli che ancora lottano contro il male
che li ha aggrediti in quelle stanze. E proprio per
cristallizzare in questo momento le loro
dichiarazioni, certamente decisive per
l'accertamento delle responsabilità, l'avvocato
Terranova ha chiesto alla Procura un secondo
incidente probatorio, che consenta di ascoltare
immediatamente le persone ammalate nel timore che
non tutte potrebbero essere in grado di affrontare
un interrogatorio nei tempi lunghi, previsti dal
normale iter delle indagini.
Quello che colpisce, ancora una volta, a Catania è
il silenzio assoluto che avvolge la vicenda. Con le
lacrime agli occhi, i familiari delle vittime dicono
di essersi decisi a denunciare solo ora perché
sempre dissuasi dal mettersi contro i "poteri
forti", gli studenti in queste settimane sballottati
da un plesso all'altro dopo il sequestro
dell'edificio, esprimono sgomento.
Tacciono ancora i vertici della Facoltà a cominciare
dal preside Giuseppe Ronsisvalle. Parla, ieri, per
la prima volta il presidente della Regione Raffaele
Lombardo che, a Catania per fare il punto sullo
stato della sanità siciliana, commenta così la
vicenda del laboratorio della morte: "È una vicenda
gravissima, che mi ha inquietato ed amareggiato
enormemente. Non è che ci vuole la Regione o la
polizia che controlli. Ci vuole la coscienza di chi
sa e magari chiude un occhio facendo correre un
rischio e facendo perdere la vita agli altri, che
magari non lo sanno o sono costretti a farlo per
ragioni di carriera o addirittura di lavoro e di
vita".
da Repubblica
7 dicembre 2008 Strage Thyssen,
applausi e rabbia al corteo Cerimonie senza esponenti del
governo
CRONACA
Torino la giornata del ricordo
delle sette vittime del rogo
Corteo con 5mila persone. Alla messa assente anche Confindustria
ROMA - Si è concluso con un applauso davanti
al Palazzo di Giustizia di Torino il corteo in
ricordo della strage della Thyssen. Oltre cinquemila
persone hanno voluto sfilare dal luogo della
tragedia, l'acciaieria dove lo scorso anno sono
morti i sette operai, al tribunale dove il 15
gennaio è in programma la prima udienza del processo
contro i sei imputati del disastro.
Era la notte del 6 dicembre quando nella linea 5
dello stabilimento torinese della multinazionale
tedesca si scatenò l'inferno. Le vittime si
chiamavano Antonio Schiavone, 36 anni, Roberto
Scola, 32 anni, Angelo Laurino, 43 anni, Bruno
Santino, 26 anni, Rocco Marzo, 54 anni, Rosario
Rodinò e Giuseppe Demasi, 26 anni. La messa. Dopo la fiaccolata di ieri sera,
stamattina si è tenuto l'omaggio al cimitero. Una
messa a cui hanno partecipato i familiari delle
vittime, il sindaco di Torino e i presidenti di
Regione e Provincia, sindacalisti (tra cui il
segretario dell'Ugl Renata Polverini), le
rappresentanze della Juve e del Torino e alcuni
politici del centrosinistra (Fassino e Damiano).
Assente il governo, la Confindustria e l'Unione
industriali di Torino. Alla fine della cerimonia un
piccolo corteo ha raggiunto le tombe dei sette
operai, dove è stata scoperta una lapide che li
ricorda.
Il corteo. "Tanta rabbia e una sola parola:
assassini, assassini, assassini". Antonino Santino,
papà di Bruno, uno dei sette operai uccisi lo scorso
anno dal rogo della ThyssenKrupp di Torino, esprime
così il suo dolore ad un anno di distanza dalla
tragedia. Ed è lui ad aprire il corteo organizzato
per ricordare le vittime delle ThyssenKrupp. Circa
cinquemila i partecipanti, molte le bandiere rosse
della sinistra (in particolare del Pdci). Presenti
anche i ragazzi della "No Gelmini" che stanno
ricordando la tragedia della scuola di Rivoli.
In testa al corteo ci sono i familiari di quattro
delle sette vittime (Rodinò, De Masi, Santino e
Scola) che poco prima dell'inizio della
manifestazione sono stati in delegazione all'albero
"Totem", di fronte dello stabilimento da cui è
partita la manifestazione, che ricorda gli operai
morti. "Non posso pensare che mio fratello sia morto
per spegnere un fuoco, per salvare quattro mura e
quei macchinari che non funzionavano" dice Laura
Rodinò, sorella di Rosario.
Tra i numerosi striscioni anche quello degli
studenti anche liceo scientifico Darwin di Rivoli
dove qualche settimana fa è morto un giovane 17enne
pre il crollo di una controsoffittatura. "Di scuola
e di lavoro non si può morire, da Rivoli alla
Thyssen per non dimenticare", recitava la scritta.
La voce dei politici. Alla manifestazione era
presente anche Piero Fassino, che ha sfilato accanto
ai familiari delle vittime. ''Non dimenticare
l'atroce tragedia è non solo un dovere morale, ma un
impegno politico. E per questo è sconcertante che
nessun rappresentante del governo e della sua
maggioranza abbia sentito la sensibilità di essere
questa mattina accanto ai familiari delle vittime''.
6
dicembre 2008 THYSSENKRUPP, UN ANNO DOPO
Un anno fa la strage
Un
anno fa il fuoco e l'incuria
padronale uccidono 7 lavoratori nell'ultima acciaieria di
Torino. L'Italia «scopre» la solitudine degli operai. Il 15
gennaio ThyssenKrupp alla sbarra
«Se non fosse per un caffè, non sarei qui a parlare
di quella notte». Giovanni Pignalosa, ex delegato
Fiom alla ThyssenKrupp di Torino, mette avanti quel
caffè salvatore prima di raccontarci cosa ha fatto
nell'anno seguito al rogo costato la vita a sette
compagni di lavoro. Ha trovato un altro impiego,
«sempre metalmeccanico», sempre operaio, nonostante
il diploma da ragioniere. Ha partecipato «per senso
di giustizia» a molte iniziative contro gli omicidi
bianchi. «Parlo con il popolo dei lavoratori. Se la
nostra vicenda resta solo sulle pagine dei giornali,
quei sette sono morti invano. E già ora lo vediamo,
si continua a morire sul lavoro nell'indifferenza».
Dopo la strage, per un mese Giovanni non chiuse
occhio. Ritrovò il sonno il giorno in cui andò in
procura a rendere la sua testimonianza. Gli resta un
riflesso condizionato: «Quando entro in una sala, in
un luogo pubblico, la prima cosa che guardo è se ci
sono gli estintori». Sulla linea 5 alla ThyssenKrupp
gli estintori c'erano. Ma erano scarichi. Lo
raccontò Antonio Boccuzzi, l'unico sopravvissuto
diventato prima icona della strage e poi
parlamentare del Pd.
A Giovanni mancano i compagni morti, mancano «i
rapporti che avevamo tra noi in acciaieria, con i
turni era più il tempo che si passava lì che a
casa». Non svicola, non evita di passare da viale
Regina Margherita, dove la ThyssenKrupp ha cessato
le attività da quel 6 dicembre. Anzi, «quando ci
passo sento un po' di nostalgia». Dunque, il nome
dell'associazione degli ex della Thyssen - "Legami
d'acciaio" - non è enfatico.
Dal giorno della strage Giovanni coltiva la speranza
che «a quella bruttissima notte non seguano solo
belle parole». Il suo bilancio, un anno dopo, è
duplice. E' deluso dai governi avvicendatisi a
Palazzo Chigi. Prodi, a onor del vero, «qualcosina,
il Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro,
aveva fatto». Berlusconi e Confindustria «un pezzo
dopo l'altro lo stanno demolendo». E' soddisfatto,
invece, perché la giustizia «i passi li ha fatti e
rapidamente. Alla faccia di quanti dicono che le
procure pullulano di fannulloni».
E sì, la ThyssenKrupp è incappata nel magistrato più
stakanovista d'Italia. Raffaele Guariniello,
coadiuvatato dai pm Laura Longo e Francesca
Traverso, in meno di un anno ha chiuso l'inchiesta
sulla strage e ha ottenuto il rinvio a giudizio di
tutti i sei inquisiti: Harald Espenhahn,
amministratore della ThyssenKrupp Italia, e i
dirigenti Gerard Pregnitz, Marco Pucci, Giuseppe
Salerno, Daniele Moroni, Cosimo Cafueri. Il processo
inizierà il 15 gennaio in Corte d'Assise, di fronte
a una giuria sia togata che popolare. In Corte
d'Assise, perchè il reato contestato a Espenhahn è
omicidio volontario con dolo eventuale (mentre per
gli altri cinque l'accusa è di omicidio colposo).
Dolo eventuale significa correre un rischio, sapendo
quali potrebbero esserne le conseguenze. In questo
caso, l'ad avrebbe evitato di spendere in
manutenzione e sicurezza in un'acciaieria destinata
a chiudere a luglio di quest'anno, avendo la
consapevolezza che il suo comportamento esponeva i
dipendenti ai rischi che poi si sono verificati. Per
la prima volta in Italia un infortunio mortale sul
lavoro verrà giudicato come un omicidio volontario,
seppur con dolo eventuale. «Esagerato!», hanno
reagito i detrattori di Guariniello che, guarda
caso, sono gli stessi che simpatizzano sempre con le
«ragioni» di padroni e imprese.
Una settimana dopo a Roma è stato condannato per
omicidio volontario con dolo eventuale un uomo che
guidando ubriaco aveva investito e ucciso una coppia
di fidanzati. In questo caso, nessuno ha gridato
allo scandalo, osserva Giorgio Airaudo, segretario
della Fiom torinese. Si enfatizza la «sicurezza»
insidiata dalla microcriminalità, dai rom, dagli
immigrati, dai tossicodipendenti. Ledere la
sicurezza dei lavoratori, invece, è percepito come
un reato minore. Una colpa veniale, sanzionata da
pene lievi che nella maggior parte dei casi
finiscono in prescrizione. Così, in un paese che in
materia di sicurezza nei luoghi di lavoro ha buone
leggi e pessime pratiche, l'effetto deterrenza
svapora. Ed è proprio la deterrenza l'obiettivo di
Guariniello, un magistrato che preferisce perseguire
i reati piuttosto che i rei. L'inchiesta oltre ad
aver documentato il triplo standard di sicurezza
della ThyssenKrupp (buono negli impianti tedeschi,
sufficiente in quello di Terni, allo sbando in
quello torinese) ha scoperto che le visite dell'Asl
e degli ispettori Spresal in viale Regina Margherita
erano «telefonate» in anticipo. Il responsabile
della sicurezza Cafueri, uno degli imputati, con una
mail sollecitava i capireparto a «mettere tutto in
ordine». Sui controlli «annunciati» la procura ha
aperto un'indagine collaterale.
A luglio del 2007, quando venne sottoscritto
l'accordo per chiudere entro un anno la ThyssenKrupp
di Torino, lo stabilimento di corso Regina
Margherita contava 380 dipendenti. Il 6 dicembre
erano già scesi a 270 (ora in forza all'azienda
restano una sessantina di persona, 28 delle quali
stanno seguendo corsi di formazione). Con le linee
sguarnite, prive delle figure professionali emigrate
altrove, con le mansioni ricombinate e un ampio
ricorso agli straordinari anche notturni si doveva
fare la produzione, aumentata per rimpiazzare un
guasto allo stabilimento di Terni. E' in questa
situazione di logoramento degli impianti e degli
addetti, di organizzazione del lavoro improvvisata
giorno per giorno, che avviene la strage. Facile,
con il senno di poi, dire che quando si decide di
chiudere un impianto siderurgico, non una fabbrica
di caramelle, sarebbe meglio farlo nel giro di 24
ore, essendo scontato che l'azienda non investirà un
euro in manutenzione e sicurezza. Facile e
«astratto», replica Airaudo, in un giorno non si
«ricollocano» 380 persone, soprattuto in un settore
dove i salari sono superiori alla media dei
metalmeccanici.
Il rogo alla ThyssenKrupp suscitò, oltre che orrore,
anche stupore. Per molti fu una scoperta apprendere
che in una multinazionale di grande nome, non in un
laboratorio cinese, gli operai lavoravano 12-13 ore
di fila, per di più di notte. Era la dimostrazione
di quanto fosse debole un segmento di classe operaia
che una volta era stato forte, orgoglioso di saper
domare il fuoco e dar forma all'acciaio. Tradizioni
e identità incrinate da una serie di
ristrutturazioni, culminata nell'accordo difensivo
che accettava la chiusura, capolinea di una vertenza
dove l'azienda aveva «giocato» Terni contro Torino,
lavoratori contro lavoratori.
Dei giorni seguiti al rogo restano alcuni ricordi.
Il comportamento, prima gelido e indifferente poi
imbarazzato, dei «tedeschi». I nastri strappati ai
funerali sulle corone di fiori della ThyssenKrupp.
Le facce e le parole degli operai che finalmente
bucavano gli schermi delle tv (una visibilità
conquistata a caro prezzo e comunque a termine). La
misura e il timbro giusto del sindaco e del
cardinale di Torino. Restano soprattutto le immagini
e i suoni del rabbioso corteo che il 10 dicembre
attraversò Torino, in prima fila un padre, Nino
Santino, la fotografia del figlio Bruno stretta in
mano. Anche se l'ultimo sarebbe morto venti giorni
dopo, quello fu il «vero» funerale laico dei sette
della Thyssen. Da tutti paragonata per differenza ai
funerali corali di re Gianni Agnelli, quella
manifestazione esibì la solitudine degli operai,
maledisse i colpevoli, ignorò i politici, contestò i
sindacati (che l'avevano indetta). Fischi attuali,
perché gli omicidi bianchi non accennano a diminuire
e ogni sindalista, ammette Airaudo, deve chiedersi
se «davvero fa tutto il possibile» per evitarli.
Lungo il tragitto, quel giorno, due cordoni
separarono parenti e compagni di lavoro delle
vittime dal resto della città e persino dagli altri
manifestanti. Era un modo per dire: «Stiamo tra
noi». Gli operai, che non esistono più come classe,
si stringono in una «comunità» quando vengono
toccati nella carne viva, quando devono elaborare un
lutto.
Un anno dopo, la bufera della crisi economica soffia
su Torino. Nel solo settore metalmeccanico, 501
aziende hanno già messo in cassa integrazione 33
mila dipendenti (su un totale di 170 mila addetti a
Torino e provincia). E la «comunità» operaia torna a
dividersi tra i precari che non hanno neppure la
cassa integrazione e chi almeno quel piccolo scudo
protettivo ce l'ha.
Tra le iniziative del primo anniversario della
strage, il comune di Torino ha deciso d'intitolare
un settore del Parco Carrara alle vittime del rogo
alla ThysseKrupp. Scriviamo qui i loro nomi: Antonio
Schiavone, Roberto Scola, Angelo Laurino, Bruno
Santino, Rocco Marzo, Giuseppe Demasi, Rosario
Rodinò.
5 dicembre 2008
VERSO LO SCIOPERO GENERALE DEL 12
INIZIATIVE
Il 6 dicembre dalle
ore 17 in Piazza Arcoleo a Giarre si terrà un
volantinaggio sullo Sciopero Generale indetto dalla
Cgil contro la manovra finanziaria e l'operato del
Governo Berlusconi.
Partito della Rifondazione Comunista Circolo
“Lenin” – Giarre
DALL’AMMINISTRAZIONE SODANO
SULL’OSPEDALE DI GIARRE
SOLO SPECCHIETTI PER LE ALLODOLE!
GIARRE
Nella sola provincia di Catania saranno più di 1000
i posti letto tagliati dal Governo Regionale della
giunta Lombardo.
Un piano di rientro economico vessatorio nei
confronti delle realtà territoriali e della salute
dei cittadini. Giarre, Biancavilla, Bronte, Paternò, Caltagirone,
Militello vedranno i loro presidii sanitari chiudere
o ridimensionarsi, nel nome di una riduzione degli
sprechi e dei costi per il bilancio regionale.
A rischio anche molte postazioni del 118 che
garantiscono il primo intervento, soprattutto nelle
situazioni più gravi e d’urgenza.
UNA SCELTA
OLTRAGGIOSA NEI CONFRONTI DEI CITTADINI DELLA
REGIONE!
Anni di sprechi, finanziamenti a pioggia a cliniche
private (anche quelle gestite dalla MAFIA) e
clientele realizzate attraverso un sistematico
saccheggio del denaro pubblico hanno reso la Sicilia
una delle regioni con la spesa sanitaria più alta,
ma anche la regione con il drammatico primato di
casi di malasanità.
Migliaia di convenzioni siglate con soggetti privati
pagati con denaro pubblico, costi esorbitanti
dell’apparato politico sanitario, scandali e lo
sperpero delle risorse regionali sono le cause della
crisi che ha investito il sistema sanitario pubblico
in Sicilia.
IL GOVERNO LOMBARDO PENSA DI FAR FRONTE A QUESTA
SITUAZIONE METTENDO, DI FATTO, A RISCHIO LA SALUTE
DEI CITTADINI, NONCHE’ SOVRACCARICANDO I NOSOCOMI
CHE DOVRANNO COPRIRE LE FALLE CREATE DAI TAGLI.
L’Amministrazione SODANO è figlia e sorella della
medesima componente politica, nonché della stessa
tradizione che ha messo in atto questo scempio
economico, politico e sociale.
Non si può concepire una tale ipocrisia politica, un
tale populismo offensivo nei confronti
dell’intelligenza dei cittadini.
NON SI
MANIFESTA SENZA DENUNCIARE LE CAUSE E GLI ARTEFICI
DI QUESTA SCELLERATA REALTA’ SICILIANA.
SI INVESTANO I FONDI REGIONALI NELLE
STRUTTURE PUBBLICHE.
SI TAGLINO LE CONVENZIONI CON I PRIVATI, GARANTENDO
LE MEDESIME CURE NELLE STRUTTURE PUBBLICHE PIU’
VICINE AI CITTADINI.
ONU/DISABILI: FRATTINI, SAREBBE ERRORE LEGITTIMARE FAMIGLIE GAY E ABORTO
CRONACAA
Roma, 2 dic - No alla
legittimazione internazionale di famiglie
omosessuali e diritto all'aborto sotto le mentite
spoglie della disabilita'. E' questa la posizione
dell'Italia, espressa per bocca del ministro degli
Esteri Franco Frattini, sulla querelle che oppone il
Vaticano alla Francia e all'Onu, rei di aver
preparato due documenti per depenalizzare l'omosessualita'
e riconoscere una carta dei diritti del disabile che
non vieta esplicitamente l'aborto.
A margine dell'audizione sul G8 alla Camera, il
ministro degli Esteri ha detto che ''l'Italia
sostiene con forza il principio per cui non possa
esserci una punizione penale ne' carcere per gli
omosessuali. Questo e' un principio fondamentale
della comunita' internazionale cui certo il Vaticano
non s'oppone. Sarebbe pero' un grave errore trarre
da questo una regola internazionale di
legittimazione dei rapporti familiari omosessuali.
Persino in Europa e' materia sottratta alle regole
europee e non possiamo pensare che diventi una
regola Onu''. ''Credo che le parole del Vaticano
vadano lette nel modo giusto''.
Quanto alla convenzione Onu sui diritti dei disabili
che il Vaticano ha ugualmente annunciato di non
firmare nonostante abbia partecipato alla stesura di
gran parte del documento, il ministro ha
sottolineato di ritenere che il tema della
disabilita' ''debba essere affrontato come il
diritto di essere aiutati e inseriti nella societa'.
Se da questo vogliamo trarre una conseguenza di
legittimazione internazionale dell'interruzione di
gravidanza anche questa e' una regola nazionale.
L'Italia ha una sua regola nazionale. Altri paesi
europei come Malta e l'Irlanda invece vietano
l'aborto''.
GAY: ARCIGAY ROMA, SIT-IN DI PROTESTA CONTRO POSIZIONE VATICANO
CRONACA
Roma, 3 dic. (Adnkronos)
- 'Mai piu' uccisi perche' gay' e' lo slogan del sit
in organizzato in piazza Pio XII, ''adiacente a
piazza San Pietro, al confine tra lo Stato italiano
e quello Vaticano'', alle 17.00 di sabato da Arcigay
Roma, ArciLesbica Roma e Certi Diritti per reagire,
si spiega in una
nota
delle associazioni, ''alle recenti dichiarazioni
dell'osservatore permanente del Vaticano presso le
Nazioni Unite, Celestino Migliore, che ha chiesto
all'Onu di non impegnarsi per la depenalizzazione
universale dell'omosessualita', una proposta
promossa dal Governo francese''. "Questa posizione
ha turbato fortemente la nostra comunita', e non
solo.
Tantissimi sono i messaggi di solidarieta' che
ci stanno arrivando - afferma il presidente di
Arcigay Roma, Fabrizio Marrazzo - il Vaticano
continua a offendere la vita di milioni di persone
criminalizzandone l'orientamento sessuale. Una
posizione contraria a qualsiasi concetto evangelico
di amore e fratellanza". Nel mondo, spiega Arcigay,
ci sono 88 paesi che condannano con il carcere, la
tortura e i lavori forzati le persone in quanto
lesbiche, gay e trans.
In 7 di questi - Iran, Arabia
Saudita, Yemen, Emirati Arabi Uniti, Sudan, Nigeria,
Mauritania - e' prevista la pena capitale. "Vogliamo
rivolgerci - aggiunge Marrazzo - anche ai fedeli
cattolici, offesi, come noi, da parole che negano la
vita della persona. A loro chiediamo di riflettere,
perche' siano al nostro fianco in un momento in cui
e' importante ribadire con forza che nessun credo
religioso puo' giustificare l'opposizione alla
cancellazione di una barbarie che ogni anno produce
incarcerazioni e sentenze di morte. Rivolgiamo un
appello a tutte le forze sociali, le associazioni, i
singoli, perche' aderiscano all'iniziativa inviando
una e-mail a: partecipa@arcigayroma.it o telefonando
al 347.9578585".
Il crollo delle Borse, la
recessione economica, non sono un fulmine a ciel sereno, ma il
risultato disastroso
di anni e anni di politiche economiche a favore del mercato
selvaggio e della globalizzazione più ingiusta.
In questi anni, per l’Italia lo dicono i dati dell’Ocse, i
ricchi sono diventati sempre più ricchi, le lavoratrici
e i lavoratori, i giovani precari e i pensionati sempre più
poveri.
Ora che c’è la crisi si parla di tornare all’intervento pubblico
e alle regole, ma intanto i soldi servono per
salvare le banche e i banchieri, mentre si tagliano i fondi per
le scuole, per la sanità, per le pensioni, per la
cassa integrazione e gli ammortizzatori sociali. Da anni i
salari vanno indietro e la fatica aumenta e con
essa continuano i danni alla salute e alla vita delle
lavoratrici e dei lavoratori, ma la Confindustria vuole
ridurre il peso del contratto nazionale e del salario certo e
aumentare il salario flessibile, incerto, legato al
supersfruttamento del lavoro.
La crisi avanza ma il Governo e la Confindustria continuano a
proporre quelle stesse ricette economiche e
sociali che hanno portato ad essa. Bisogna cambiare davvero e
prima di tutto è necessario:
DIFENDERE L’OCCUPAZIONE
Bisogna fermare i licenziamenti e la chiusura delle aziende, sia
nelle aziende di proprietà italiana sia nelle
multinazionali. Il Governo deve intervenire direttamene nelle
crisi. Occorre una nuova politica industriale
che punti alla difesa dell’occupazione, combatta le
delocalizzazioni, investa sulla ricerca e sulla qualità
dei prodotti. Occorrono grandi investimenti pubblici per la
compatibilità ecologica dell’industria, per
l’energia pulita, per uno sviluppo delle città e delle periferie
legato ai bisogni reali delle persone, per far
crescere il Mezzogiorno. Per questo è necessario superare e
rivedere i vincoli del trattato europeo di
Maastricht.
La difesa dell’occupazione deve accompagnarsi alla difesa della
salute. Bisogna mantenere tutte le leggi
in vigore e respingere le richieste della Confindustria di
alleggerirle. Occorre un intervento straordinario
delle pubbliche istituzioni a tutela della salute e della vita
di chi lavora e per la repressione di tutti i
comportamenti dannosi per esse.
FERMARE LA PRECARIETÀ
Bisogna cambiare le leggi che hanno fatto dilagare la precarietà
del lavoro e che oggi rischiano di
produrre centinaia di migliaia di disoccupati, tra i giovani
soprattutto, ma anche tra gli anziani.
Nell’immediato bisogna estendere in tutto il mondo del lavoro,
senza dimensioni di impresa, la cassa
integrazione al posto dei licenziamenti. Anche i precari devono
avere diritto ad essa, i disoccupati devono
avere una indennità di disoccupazione più alta e più estesa nel
tempo. Deve finire la persecuzione del
lavoro migrante, che è continuamente ricattato nei suoi diritti
fondamentali con la minaccia di perdere il
permesso di soggiorno. Più sicurezza per i migranti significa
più diritti per tutti.
Si devono estendere i contratti di solidarietà nelle aziende in
crisi e bisogna fermare la flessibilità
selvaggia degli orari, che distrugge la salute e l’occupazione,
cambiando la legge attuale e in primo luogo
ripristinando il limite all’orario giornaliero. E bisogna
eliminare i vantaggi fiscali per lo straordinario.
DIFENDERE IL SALARIO
Bisogna aumentare le retribuzioni dei lavoratori a partire da
quelle dei contratti nazionali. Per questo va
respinto il documento della Confindustria che riduce il salario
reale, a partire dal contratto nazionale,
mentre vuole imporre ancora più flessibilità ed incertezza al
salario aziendale. Non vogliamo che i salari
seguano i destini e l’andamento delle Borse. Per questo
rivendichiamo anche una positiva conclusione
delle vertenze aziendali.
Per sostenere il reddito dei lavoratori e dei pensionati bisogna
ridurre le tasse sulle retribuzioni e sulle
pensioni medio basse, detassare la tredicesima per tutti,
detassare la cassa integrazione, eliminare
definitivamente il drenaggio fiscale sui redditi fissi. Occorre
un intervento sui prezzi, a partire da quello
della benzina, bisogna contenere e ridurre i mutui sulla prima
casa e gli affitti.
RIPRISTINARE GIUSTIZIA SOCIALE E FISCALE
Occorre riprendere la lotta all’evasione fiscale, aumentare le
tasse sulle grandi ricchezze, sulle grandi
eredità, sulla finanza, sui grandi patrimoni immobiliari.
Bisogna combattere davvero i privilegi delle caste
e rendere efficiente con giustizia la pubblica amministrazione.
La giustizia fiscale deve servire a rendere
efficiente e giusto lo Stato sociale, potenziando prima di tutto
la scuola pubblica, e per questo diciamo
«No» ai decreti del Governo che la portano indietro di cinquant’anni.
Va sviluppata la sanità pubblica e
rafforzato il sistema pensionistico pubblico, che non ha alcuna
alternativa reale.
AFFERMARE LA DEMOCRAZIA
Il Governo e la Confindustria vogliono limitare le libertà dei
lavoratori. Il Governo propone una legge
fortemente lesiva del diritto di sciopero sia nei settori
pubblici sia in quelli privati. La Confindustria,
propone di istituire sanzioni contro i sindacati e le
rappresentanze dei lavoratori che non rispettano le
regole che vuole imporre alla contrattazione. Nello stesso tempo
riparte l’attacco sull’articolo 18 che
tutela dai licenziamenti ingiusti e cresce l’autoritarismo in
tutti i luoghi di lavoro.
Diciamo No alla limitazione delle libertà delle lavoratrici e
dei lavoratori. Chiediamo in tutti i luoghi di
lavoro la piena applicazione dei diritti sanciti dalla
Costituzione. Rivendichiamo una legge sulla
democrazia sindacale che garantisca alle lavoratrici e ai
lavoratori il diritto a decidere liberamente sia su
chi li rappresenta, sia sulle piattaforme e sugli accordi che li
riguardano.
Le cose non cambieranno da sole. Chi, nell’economia e nella
politica, si è abituato per decenni a
scaricare tutti i costi sul lavoro, non cambierà solo con le
parole. Per questo bisogna scendere in
lotta. Le metalmeccaniche e i metalmeccanici si mobilitano per
rivendicare che la ripresa
economica si fondi sui diritti del lavoro e sulla crescita dei
salari. La lotta dei metalmeccanici sarà
parte della più grande mobilitazione di tutto il mondo del
lavoro per difendere l’occupazione e i
diritti e per cambiare la politica economica e sociale.
VENERDÌ 12 DICEMBRE 2008
LE METALMECCANICHE E I METALMECCANICI DI TUTTA ITALIA
SCIOPERANO PER 8 ORE E MANIFESTANO A ROMA
PER IL LAVORO,, I DIRITTI,, IL SALARIO,, LA DEMOCRAZIA
COMUNICATO STAMPA DEL CONSIGLIERE PROVINCIALE VALERIO MARLETTA
POLITICA: Il Consiglio Provinciale di
Catania approva O.d.g. contro i tagli agli insegnati di sostegno.
CATANIA. Il consiglio provinciale
di Catania nella seduta di martedì 2 Dicembre ha votato a
maggioranza un ordine del giorno, primo firmatario il
consigliere Valerio Marletta di Rifondazione Comunista, contro i
tagli effettuati dal ministero della pubblica istruzione nei
confonti degli insegnanti di sostegno. L'ordine del giorno inpegna
l'amministrazione provinciale "ad attivarsi al fine di sostenere
di fronte all'ufficio scolastico provinciale e regionale, il
ministero della pubblica istruzione, il ministero dell'economia,
la necessità di reinserimento di tutti gli insegnati di sostegno
colpiti dai tagli degli organici per l'anno scolastico
2008/2009, per tutelare i lavoratori e gli alunni diversamenti
abili e rimuovere ogni forma di discriminazione e di
emarginazione con particolare riferimento ai soggetti più deboli
come sancito nella nostra costituzionerepubblicana". Esprimendo
tutta la soddisfazione in merito al provvedimento adottato e
considerando l'approvazione di questo ordine del giorno una
prima vittoria del movimento della scuola che negli ultimi mesi
ha animato le piazze di Catania costringendo la "politica" a
prendere provvedimenti per salvaguardare il mondo della scuola
contro i tagli indiscriminati al mondo del sapere, vigileremo al
fine di controllare che l'operato della giunta Castiglione
rispetti l'indirizzo che il consiglio ha dato tramite l'ordine
del giorno votato martedì 2 dicembre.
L'ordine del giorno approvato
dalla maggioranza
(clicca
qui)
Si è concluso il 10° Incontro internazionale dei Partiti comunisti e operai
COMUNISTI NEL MONDO
ll 10° Incontro Internazionale dei
Partiti comunisti e operai si è svolto con successo a San Paolo,
Brasile, dal 21 al 23 novembre 2008, ospitato dal Partito
Comunista del Brasile. Vi hanno partecipato 65 partiti di 55
diversi paesi.
I rappresentanti dei partiti sono intervenuti sul tema
dell’incontro: “Nuovi fenomeni nel contesto internazionale.
Crescenti contraddizioni e problemi nazionali, sociali,
ambientali ed interimperialisti. Lotta per la pace, la
democrazia, la sovranità, il progresso e il socialismo e unità
d’azione dei Partiti comunisti e operai”.
I testi di questi interventi saranno pubblicati integralmente
dal partito ospitante.
L’incontro ha consentito un importante scambio di idee tra i
partiti presenti. Al 10° incontro è pervenuto un messaggio dal
Presidente della Repubblica Federale del Brasile, Luis Inacio
Lula da Silva, in cui viene espresso “il riconoscimento di tutte
le vostre lotte in difesa dei lavoratori e dei ceti più poveri”
e “il vostro impegno nella costruzione di un nuovo ordine
economico internazionale”.
Il 10° Incontro si è realizzato nel pieno di una grave crisi del
capitalismo, tema che è stato presente in tutti gli interventi.
Molti partecipanti hanno fatto rilevare la natura strutturale e
sistemica della crisi, mettendo l’accento sul fatto che la crisi
rappresenta una caratteristica dello sviluppo capitalistico, in
questo caso accresciuta dalle politiche finanziarie neoliberali
degli ultimi decenni.
L’attuale crisi dimostra il completo fallimento e il collasso
del neoliberalismo - hanno detto gli intervenuti - ma non
rappresenta automaticamente la fine del capitalismo. Al
contrario, la borghesia sta utilizzando il suo potere politico
nei paesi più sviluppati per mettere in atto un’ “operazione di
recupero” del sistema. Tali misure non renderanno il capitalismo
più virtuoso, ma faranno pagare ai lavoratori il costo del
tentativo di risolvere le contraddizioni intrinseche al sistema
stesso.
Questa grave crisi distrugge anche il mito secondo cui la
controrivoluzione del 1989-1991 avrebbe rappresentato la
vittoria finale e irreversibile del capitalismo. Essa mette in
evidenza i limiti del capitalismo come sistema sociale e la
necessità del suo superamento rivoluzionario.
In merito alla questione della crisi capitalistica, i 65 partiti
hanno approvato la “Dichiarazione di San Paolo” (che riportiamo
di seguito – ndr), in cui si afferma che “il socialismo è
l’alternativa”.
Molti partiti hanno rilevato il significato positivo della
crescente opposizione all’egemonia degli Stati Uniti nel mondo,
notando che l’umanità è entrata in una fase di rafforzamento
della lotta antimperialista, per l’indipendenza, lo sviluppo e
il progresso sociale dei popoli e delle nazioni. A tale
proposito alcuni partiti hanno messo in evidenza l’importanza
dell’emergere di nuove alleanze dei paesi in via di sviluppo,
come, ad esempio, IBSA (il forum trilaterale tra India, Brasile
e Sud Africa) e gli incontri regolari del BRIC (Brasile, Russia,
India e Cina) quali espressioni di un rafforzamento delle
relazioni Sud-Sud.
Per tutti i Partiti comunisti e operai presenti, la crisi
rafforza la necessità di far avanzare la questione della
transizione al socialismo, e di intensificare la battaglia delle
idee tra i popoli nel momento in cui i limiti del capitalismo
appaiono così evidenti a tutti. I partiti presenti hanno anche
valorizzato quanto sia importante sul piano simbolico avere
realizzato il loro incontro annuale per la prima volta in
America Latina, mettendo così in rilievo
l’internazionalizzazione dei processi connessi a tale incontro,
e considerando che questa regione è diventata un polo della
resistenza anti-neoliberale e antimperialista.
Il 10° Incontro ha adottato una dichiarazione di “Solidarietà
con i Popoli dell’America Latina e dei Caraibi”, che saluta le
lotte popolari e le recenti vittorie ottenute nel continente
dalle forze democratiche, progressiste e antimperialiste, ivi
compresi i comunisti.
I partecipanti all’Incontro hanno espresso profonda
preoccupazione per l’esplosiva situazione nel Medio Oriente,
provocata dai piani imperialisti USA di riconfigurare la
regione, dall’occupazione dell’Iraq e dalla continua oppressione
del popolo palestinese da parte di Israele. I partiti presenti
hanno richiamato l’attenzione in particolare sulla crisi
umanitaria a Gaza, causata dall’assedio di Israele, di cui hanno
chiesto la cessazione, insieme all’eliminazione del muro
razzista e degli insediamenti israeliani.
I partecipanti hanno deciso di promuovere una serie di azioni
comuni, quali: iniziative sulla crisi capitalista; campagne di
solidarietà con Cuba, in occasione del 50° anniversario della
Rivoluzione cubana; iniziative anti-NATO in occasione dei 60
anni della sua fondazione; azioni di solidarietà con la
Palestina, comprese visite di delegazioni a Gaza.
I delegati dei 65 Partiti comunisti e operai hanno preso parte
ad una manifestazione di solidarietà con le lotte dei popoli
latinoamericani. In tale occasione, essi hanno avuto la
possibilità di ascoltare, insieme ai militanti comunisti
brasiliani, i discorsi dei rappresentanti di movimenti sociali e
politici e progressisti dell’America Latina e di ribadire la
loro solidarietà internazionalista.
San Paolo, 23 novembre 2008
Comunicato a cura del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)
da www.lernesto.it
AVOLA, L'ALTRA FACCIA DEL '68 ITALIANO
Per non dimenticare le lotte per i diritti dei lavoratori!
ROMA - Il 2 dicembre di 40 anni fa, mentre il Sessantotto della contestazione e dei Comitati di base, che al nord scuoteva le fabbriche e preparava l'autunno caldo dell'anno seguente, in Sicilia , ad Avola, due braccianti muoiono per 400 lire d'aumento.
Ad Avola non c'è una nuova generazione di lavoratori che preme per la contestazione, contro la fabbrica e contro i sindacati. In quella zona della Sicilia il mestiere è quello antico, andare a lavorare nei campi per guadagnarsi la giornata con le proprie braccia; chi non lo vuole fare, va al nord, o in Germania. Il miracolo economico qui si è visto poco.
Anche la riforma agraria che ha dato la terra ai contadini non poteva risolvere il problema del bracciantato, abituato da generazioni al mercato di piazza. Quello che i sindacati dei braccianti chiedono a Siracusa è un aumento del salario (superando le differenze fra le due zone in cui è divisa la provincia) e commissioni paritetiche per l'applicazione del contratto provinciale (i braccianti non hanno un contratto nazionale, ma un patto che fa da quadro alla contrattazione dei salari nei territori) per eliminare le discriminazioni e i privilegi fra i 30.000 braccianti iscritti alle liste di collocamento della provincia. Ciò che gli agrari di Siracusa non vogliono è che qualcuno possa entrare nelle loro proprietà e imporre il rispetto degli accordi.
E per questo accettano il rischio di uno sciopero in autunno, quando gli agrumi sono maturi per essere colti e uno sciopero rischia di lasciarli sugli alberi ad andare a male. Per avere successo, uno sciopero così deve essere totale: e così accade. Nel giro di pochi giorni, i campi in tutta la provincia sono deserti. E questo aumenta le speranze dei lavoratori che la situazione si possa sbloccare, inducendo gli agrari a più miti consigli. Invece i giorni passano, le giornate di lavoro vanno perse, e nulla si muove.
Alla fine, la tensione esplode: un'autocolonna della polizia deve transitare dalla strada di Avola, ma gli scioperanti organizzano un blocco stradale. Non è la prima volta che fra scioperanti e polizia si discute, ma finora tutto si era risolto pacificamente. Dopo un paio d'ore, la polizia spara i primi candelotti lacrimogeni, ma il vento riporta indietro il fumo, generando confusione e concitazione; dai manifestanti partono alcuni sassi. Infine la polizia spara. Muoiono due braccianti, i feriti si contano a decine.
Solo allora, quando ormai per qualcuno è troppo tardi, la situazione si sblocca. Il prefetto impone una trattativa senza interruzione che porta, il giorno dopo, ad un accordo che accoglie le richieste dei lavoratori. I braccianti avranno le commissioni paritetiche; avranno salari uguali in tutta la provincia; ed avranno 400 lire di aumento sulla paga a giornata. Un mese dopo, il 4 gennaio 1969, sarà lo stesso ministro del lavoro, il socialista Giacomo Brodolini, a venire ad Avola per annunciare un programma di riforme che porterà, nel giro di un anno, alla riforma del collocamento in agricoltura e, poco dopo, allo statuto dei diritti dei lavoratori.
La canzone fa riferimento ai fatti di
Avola (SR) del 2 dicembre 1968, dove durante una
manifestazione di braccianti in sciopero per il rinnovo del
contratto, la polizia sparò contro i manifestanti facendo
due morti e numerosi feriti.
Due dicembre, giorno bianco
per la gente in ufficio
e che si vede passare
solite carte e fatture.
Due dicembre, giorno bianco
per mia madre in cucina,
che cantando prepara
il pranzo e la cena.
Due dicembre, giorno nero
per la gente che è stanca
e che scende nelle strade
perché vuole un po’ di pane.
Due dicembre, giorno nero,
da finire al cimitero,
da finirci, assassinati
da quei servi mal pagati.
Ma si sa, si sa che,
ma si sa, si sa che
loro vengon coi fucili,
loro vengono coi mitra,
loro vengono in cento,
mai che siano da soli.
Loro vengon coi fucili,
loro vengono coi mitra,
loro vengono in cento,
mai che siano da soli.
Due dicembre, giorno bianco
per mio padre, che è sereno:
oramai è assicurato,
ogni mese paga lo Stato.
Due dicembre, giorno bianco
per la gente che è tranquilla
e che approva con la testa
quello che scrive la stampa.
Due dicembre, giorno nero
per chi cerca una risposta,
per chi agisce e più non parla
e si difende come può.
Due dicembre, giorno nero
per chi chiede un aumento
e la risposta è solo una,
la risposta è di violenza.
Due dicembre, giorno nero,
da finire al cimitero,
da finirci, assassinati
da quei servi mal pagati.
Ma si sa, si sa che,
ma si sa, si sa che
loro vengon coi fucili,
loro vengono coi mitra,
loro vengono in cento,
mai che siano da soli.
Loro vengon coi fucili,
loro vengono coi mitra,
loro vengono in cento,
mai che siano da soli.
Morire nell'aula dei veleni
memoriale di un ricercatore
Il caso: Catania, 29 anni, stroncato da un tumore. Altre 4 le vittime
CATANIA
- Lo chiamava "il laboratorio della morte". A Raffaella, la sua
fidanzata, a suo padre Alfredo, lo aveva detto più volte: "Quel
laboratorio sarà anche la mia tomba". Una stanza di 120 metri
quadri, tre porte e tre finestre non apribili, due sole cappe di
aspirazione antiche e inadeguate e tutte le sostanze killer, le
sue "compagne" di studio e lavoro lasciate lì sui banconi, nei
secchi, in due frigoriferi arrugginiti: acetato d'etile,
cloroformio, acetonitrile, diclorometano, metanolo, benzene, con
vapori e fumi nauseabondi e reflui smaltiti a mano.
Lì dentro il laboratorio di farmacia dell'Università di Catania
nel quale sognava di costruire il suo futuro, Emanuele, "Lele"
Patanè, negli ultimi due anni aveva visto morire e ammalarsi,
uno dietro l'altro, colleghi ricercatori, studenti, professori
amministrativi: Maria Concetta Sarvà, giovane ricercatrice,
entrata in coma mentre era al lavoro e morta pochi giorni dopo;
Agata Annino stroncata da un tumore all'encefalo; Giovanni
Gennaro, tecnico di laboratorio, ucciso anche lui da un tumore.
E poi quella giovane ricercatrice, al sesto mese di gravidanza,
che aveva perso il bambino per mancata ossigenazione. E diagnosi
di tumori a raffica: per uno studente, per una docente, per la
direttrice della biblioteca, per un collaboratore
amministrativo. Fino a quando, nel dicembre 2003, è toccato a
lui. Ad Emanuele, 29 anni, un ragazzone forte e sportivo,
laureato con 110 e lode, idoneo all'esercizio della professione
farmaceutica, dottore di ricerca, stroncato in meno di un anno
da un tumore al polmone.
Il suo diario, adesso, è finito agli atti dell'inchiesta che tre
settimane fa ha portato al sequestro e all'immediata chiusura
del laboratorio di farmacia dell'Università e alla notifica di
avvisi di garanzia per disastro colposo ed inquinamento
ambientale all'ex rettore dell'Università ed attuale deputato
dell'Mpa Ferdinando Latteri e al preside della facoltà Angelo
Vanella, ad altri sette tra docenti e responsabili del
laboratorio di farmacia. Da anni, ha già accertato l'indagine,
sostanze chimiche e residui tossici utilizzati giornalmente
venivano smaltiti attraverso gli scarichi dei lavandini, senza
alcuna tutela per chi in quel laboratorio studia e lavora.
Adesso, dopo la denuncia dei familiari di Emanuele Patanè, alle
ipotesi di reato si è aggiunta anche quella di omicidio colposo
plurimo e lesioni. Per i cinque morti e i dodici ammalati che
negli ultimi anni in quegli ambienti hanno vissuto.
"Quello che descrivo è un caso dannoso e ignobile di smaltimento
di rifiuti tossici e l'utilizzo di sostanze e reattivi chimici
potenzialmente tossici e nocivi in un edificio non idoneo a tale
scopo e sprovvisto dei minimi requisiti di sicurezza". Così
Emanuele comincia le cinque pagine datate 27 ottobre 2003, tre
mesi prima della sua morte. È stato l'avvocato Santi Terranova a
consegnare in Procura il tragico diario ritrovato nel computer
del giovane ricercatore. Nei giorni scorsi, dopo aver sentito
del sequestro del laboratorio disposto dal procuratore di
Catania Vincenzo D'Agata, l'anziano padre di Emanuele, Alfredo
Patanè, 70 anni, si è ricordato di quelle pagine lette nel pc
del figlio.
"Quel memoriale Lele lo voleva consegnare ad un avvocato per
denunciare quello che accadeva lì dentro, che lì dentro si
moriva - racconta - Ma l'avvocato a cui si era rivolto gli aveva
detto che ci volevano dei testimoni perché contro i "baroni"
dell'Università non l'avrebbe mai spuntata...". Adesso saranno i
sostituti procuratori Carla Santocono e Lucio Setola a valutarne
la valenza.
Emanuele evidentemente si rendeva conto delle condizioni di
estremo pericolo in cui lavorava, ma la paura di perdere la sua
opportunità di carriera deve averlo fatto continuare. E così
particolarmente grande fu la sua amarezza quando il coordinatore
del dottorato di ricerca, Giuseppe Ronsisvalle, ("nonché
proprietario della facoltà di Farmacia", scrive) gli negò la
borsa di studio, a lui, unico partecipante al concorso, solo
perché ormai ammalato di tumore. Meglio conservare la borsa di
studio per l'anno successivo per un altro studente. "Io non
avevo nessuna raccomandazione - scrive Emanuele - mi chiedo come
sia possibile che un concorso pubblico venga gestito in questo
modo, senza nessuna trasparenza, legalità, senza nessun organo
di controllo".
Lele racconta così i suoi due anni trascorsi in quel
laboratorio, fino al luglio 2002, quando anche per lui arrivò la
terribile diagnosi. "Durante il corso di dottorato, trascorrevo
generalmente tra le otto e le nove ore al giorno in laboratorio
per tutta l'intera settimana, escluso il sabato. Non c'era un
sistema idoneo di aspirazione e filtrazione, c'erano odori e
fumi tossici molto fastidiosi e spesso eravamo costretti ad
aprire le porte in modo da fare ventilare l'ambiente". C'erano
due cappe di aspirazione antiquate "quindi lavorare lì sotto era
lo stesso che lavorare al di fuori di esse". "Dopo la diagnosi
della mia malattia, cioè nel 2002, una di questa cappe è stata
sostituita con una nuova. Le sostanze chimiche, i reattivi ed i
solventi erano conservati sulle mensole, sui banconi, in un
armadio sprovvisto di sistemazione di aspirazione e dentro due
frigoriferi per uso domestico tutti arrugginiti. Dopo avere
trascorso l'intera giornata in laboratorio avvertivo spesso mal
di testa, astenia ed un sapore strano nel palato come se fossi
intossicato".
Lele aveva annotato uno per uno tutti i suoi colleghi scomparsi
e ammalati: "Sono tutti casi dovuti ad una situazione di grave e
dannoso inquinamento del dipartimento e sicuramente non sono da
imputare ad una fatale coincidenza. La mancata accortezza nello
smaltimento dei rifiuti tossici e l'utilizzo di sostanze e
reagenti chimici in assenza dei minimi requisiti di sicurezza ha
nuociuto e potrà ancora nuocere se non verranno presi solerti
provvedimenti". Ma nessuno, fino alla presentazione dell'esposto
da parte dei familiari di Emanuele, si era accorto che quel
laboratorio si era trasformato da anni in una fabbrica di morti.
Da Repubblica.it
Al Liceo Darwin muore uno studente. Edifici scolastici a rischio
Questa mattina il soffitto del liceo Darwin in località Rivoli nel torinese è crollato. Sotto le macerie è rimasto vittima un giovane ragazzo di appena diciassette anni, Vito Scafidi, mentre altri ventuno studenti sono rimasti feriti, uno dei quali rischia una paralisi permanente per aver subito la frattura e la lussazione della terza vertebra lombare con lesione del midollo spinale.
Le prime
ipotesi del crollosembravano
essere legate al maltempo di questi giorni, ma sono state
immediatamente escluse dai Vigili del Fuoco che hanno effettuato
i primi controlli dell'edificio. Con ogni probabilità, invece,
le cause potrebbero essere imputabili ad un cedimento strutturale
dovuto allo stato obsoleto dell'edificio costruito nei primi del
'900.
Proprio nel settembre scorso cittadinanzattivaaveva
presentato a Roma il VI dossier sugli ambienti scolastici
bollandoli come pericolosi sul profilo della sicurezza. I dati
sono stati il risultato di un monitoraggio che ha preso in
considerazione 132 scuole di ogni ordine e grado dislocate
su tutta Italia, dal quale è emerso con chiarezza che almeno due
scuole su tre versano in condizioni di rischio per gli studenti.
Solo nel 2007 sono state quasi 13mila le segnalazioni di
incidenti ai danni di oltre 90mila tra studenti e personale
didattico.
"Doveva proprio morire un ragazzodi
soli 17 anni, per rendersi conto che non c'è sicurezza nelle
scuole, come non c'è nella maggior parte dei luoghi di lavoro?
- Questo è stato il primo commento a caldo di Marco Bazzoni,
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, appena appresa
la notizia di Rivoli.- Tutti sanno che manca la sicurezza nelle
scuole, ma tutti fanno finta di nulla. Ci deve sempre scappare
il morto per ricordarci con quale pericolo conviviamo."
Sul posto sono giunti anche il Presidente della RepubblicaGiorgio
Napolitano, il quale ha fatto sapere che la tragedia di quest'oggi
solleva inquietanti interrogativi sulle garanzie a presidio
della sicurezza negli istituti scolastici, e il ministro
dell'Istruzione Mariastella Gelmini, quest'ultima accolta
polemicamente dagli studenti. E' indubbio, infatti, che questo
tragico episodio catenerà un coro di polemiche nei confronti
della nuova riforma in materia scolastica, dove la politica
dominante è quella di tagliare i fondi ad ogni costo. Anche
quando morire non è affatto riconducibile ad una semplice
casualità del destino.
Da Liberazione
CIAO, SANDRO
Nella notte di si è spento il compagno Sandro Curzi, già
direttore del Tg3 e di Liberazione.
Ferrero:
"Un grandissimo
dolore per il PRC"
La scomparsa di Sandro Curzi rappresenta un grande lutto per il
giornalismo italiano e un grandissimo dolore per il Prc. Viene a
mancare una personalità straordinaria per sensibilità, capacità,
carisma. Un uomo che ha dedicato la propria esistenza al lavoro
di giornalista della carta stampata e radiotelevisivo. Per tutta
la vita con la stessa, volitiva energia che lo ha visto sempre
protagonista come operatore dell’informazione e direttore di
testate, sino all’impegno come consigliere di amministrazione
della Rai.
Sempre realizzando la passione incontenibile per l’informazione
e il giornalismo insieme e accanto a quella di militante
comunista, traendone intelligenza e capacità critica.
Consideriamo un grande privilegio aver potuto lavorare insieme a
lui, al suo amore per il giornalismo e al suo impegno politico,
sia nella qualità di direttore che ha dato forza e valore a
Liberazione, sia nella qualità di appassionato militante del
partito.
Alla vedova e ai famigliari esprimo il cordoglio profondo e
l’abbraccio pieno d’affetto mio personale e di tutto il Prc.
Sabato 22 Novembre dalle ore
17 Raccolta firme in Piazza Arcoleo (Corso Italia) a Giarre contro il "lodo Alfano"!
Firma anche tu!!!
Per tutti coloro che non hanno potuto ancora firmare e vogliono
firmare contro la legge-vergogna possono recarsi nel nostro
gazebo allestito in piazza Arcoleo a Giarre.L'appuntamento
è ogni Sabato in Piazza Arcoleo (Corso Italia) dalle ore 17.00 alle 20.00!
Domani dalle ore 17 banchetto in piazza duomo per firmare contro il lodo alfano,
non mancare!
Venerdì 7 Novembre 2008
Cari Compagni, domani dalle 17 banchetto in piazza duomo per firmare contro il lodo
Alfano.
Oggi: I lavoratori ex Cesame occupano il consiglio provinciale
Venerdì 7 Novembre 2008
Giovedì 6 Ottobre era prevista una seduta straordinaria del
consiglio provinciale di Catania. Un
centinaio di lavoratori dell'ex
Cesame hanno occupato pacificamente
l'aula del consiglio di palazzo
Minoriti, uno dei simboli di quel potere
che li ha abbandonati al
proprio destino. I lavoratori,
rappresentai dalla Gcil, chiedono a gran
voce il rispetto del
protocollo d'intesa firmato nel 2005 che prevedeva
il reinserimento
graduale dei lavoratori, rimasti senza lavoro per il
fallimento
dell'azienda Cesame. I protocolli
d'intesa vennero firmati
tra le parti sociali e sottoscritti dalla
presidenza della provincia
(Lombardo) e dal Sindaco di
Catania(Scapagnini).Il protocollo
garantiva il reinserimento di
circa 100 lavoratori dell'ex Cesame nelle
partecipate o collegate di
comune e provincia. Ad oggi solo 22 di
questi lavoratori hanno ottenuto
lavoro nella Pubbliservizi Spa e
prestano servizio presso la Sac
all'aeroporto di Fontanarossa. Tutto il
resto dei lavoratori sono oggi
in un momento drammatico, senza lavoro e
senza nessun ammortizzatore
sociale che possa garantire loro una
dignitosa esistenza. Abbiamo
ottenuto che il consiglio provinciale si
facesse carico della
drammatica situazione e si terrà un consiglio
straordinario sui
protocolli d'intesa. Come Rifondazione Comunista
denunciamo con forza
che le amministrazioni comunali e provinciali non
hanno garantito i
protocolli e ad oggi non hanno proposto nessuna via
d'uscita. Il
meccanismo che si è innescato è sempre lo stesso: prendere
in giro i
lavoratori in campagna elettorale e lasciarli al proprio
destino nel
momento del bisogno. Le istituzioni catanesi rappresentano
quanto di
peggio la classe politica del centrodestra in Italia abbia in
questo
momento. Noi siamo al fianco dei
lavoratori e li sosterremo in
piazza e nelle istituzioni per chiedere
il rispetto dei patti e per
permettere a tutti e tutte un lavoro
stabile e dignitoso.
MERCOLEDI' 5 NOVEMBRE, RIUNIONE COORDINAMENTO JONICO-ETNEO SU OSPEDALE
Martedì
3 Novembre 2008
Cari compagni,
E' fissata per mercoledì 5 novembre, alle ore 19 presso il
circolo di Giarre, via Sartori 20 (dietro piazza Duomo), la
riunione del coordinamento jonico-etneo dei circoli di
Rifondazione Comunista sulla questione della chiusura dell'
Ospedale di Giarre. Invito per tanto, tutte le compagne e i
compagni ad essere presenti.
Paola
Calì
Segretaria Circolo Lenin - PRC Giarre
SPRANGHE E BASTONI NEL CAMION
DI PIAZZA NAVONA, PER IL GOVERNO E' COLPA DELLA SINISTRA. MA
NUOVE IMMAGINI DIMOSTRANO IL CONTRARIO (ECCO
LE FOTO da Repubbica)
Mercoledì 31 Ottobre 2008
Uno scontro, anzi un assalto dei centri sociali contro i ragazzi
pacifici di Blocco studentesco. La verità costruita dalla
polizia e confezionata dal governo è bell'e pronta per andare in
onda su Tg e televisioni. Tutto vero: gli universitari sono
entrati in piazza Navona ed hanno affrontato i neofascisti di
Blocco studentesco. Tutto vero, ma solo una parte della verità.
Una parte perché non dice cosa è successo in quella piazza
romana prima dello scontro. Non dice insomma, come ricostruito
daun
ragazzoche
ha scritto a Repubblica e come testimoniato dadecine
di foto
che,
prima dell'azione degli universitari, un camioncino pieno di
mazzieri aveva aggredito a cinghiate e a sprangate gruppi di
quindicenni che fino a quel momento avevano giocosamente,
accompagnati dai loro professori, contestato il decreto Gelmini.
Dal famigerato pulmino bianco sono scesi studenti, molti
evidentemente fuoricorso, che a botte e calci si sono
posizionati nel cuore dell'assembramento di ragazzini delle
medie superiori spargendo violenza e terrore allo scopo di
connotare a destra la protesta studentesca. Solo a questo punto
intervengono gli universitari chiamati dai più giovani per
cercare una difesa che la polizia non ha saputo offrire. Dal
corteo della Sapienza arriva un gruppone, a mani nude tanto che
per attaccare usano i tavolini e le sedie dei bar che trovano in
piazza e inizia il confronto con i neofascisti.
Per motivi oscuri le forze dell'ordine si accorgono solo di
questa seconda fase della prima, dell'attacco ai liceali da
parte di Blocco studentesco non si accorgono. I funzionari di
polizia, che pure non erano distanti da dove avveniva il macello
dei diritti, dicono di non essersene accorti e non ne fanno
cenno nelle loro ricostruzioni. Tanto meno ne fa cenno in
Parlamento il sottosegretario Nitto Palma vendendo al Parlamento
e al Paese una verità monca che però le tecnologie smontano nel
giro di poche ore. Le foto parlano chiaro e, a meno che questo
non sia un Paese di maestri di Photoshop, ci dicono che quella
del governo e della questura è una verità monca. Quasi una
menzogna. (da
Repubblica)
ULTIMA ORA: YASSIR GORETZ E'
STATO RILASCIATO
Giovedì
30 Ottobre 2008
Compagni,
è accaduto un fatto gravissimo.
Il Compagno Yassir Goretz è stato arrestato a Roma
a seguito delle aggressioni squadriste di questa mattina.
Presto aggiornamenti. Cossiga suggerisce: lo stato esegue!
SIAMO IN PIENO FASCISMO.
ARMANO GLI SQUADRISTI ED ARRESTANO I COMUNISTI!
MENTRE IL DECRETO GELMINI DIVENTAVA LEGGE, A PIAZZA NAVONA I
GIOVANI FASCISTI DI BLOCCO STUDENTESCO AGGREDEVANO IL MOVIMENTO.
NEGLI SCONTRI E' STATO ARRESTO IL COMPAGNO YASSIR GORETZ.
Mercoledì 29 Ottobre 2008
Il
segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero chiama il
governo a rispondere degli scontri avvenuti stamattina in piazza
Navona a Roma. "La provocazione degli agitatori e degli studenti
di estrema destra infiltrati nel corteo di questa mattina a
piazza Navona - afferma in una nota - e le forze dell'ordine che
hanno preso a manganellate pacifici studenti e giovani maestre
che protestavano contro l'approvazione del decreto Gelmini sono
atti gravissimi e inaccettabili, che purtroppo si commentano da
soli. Il governo impedisca in ogni modo simili atti, spieghi
alle forze dell'ordine che vanno isolati e allontanati
provocatori e violenti, non pacifici studenti e insegnanti".
"Chiediamo anche l'immediato rilascio, da parte della Questura
di Roma, del dipendente della Direzione nazionale del Prc Yassir
Goretz, presente agli scontri e ai disordini - sottolinea
Ferrero - con l'unico fine di portare solidarietà e sostegno
agli studenti e ai docenti pacifici che manifestavano e in alcun
modo responsabile di alcunché. Riteniamo infine - conclude il
leader del Prc - che il ministro degli Interni sia tenuto a
riferire immediatamente su quanto avvenuto". Sugli scontri
di Roma a parlato anche Claudio Grassi:
Sugli scontri in piazza Navona Rifondazione comunista chiama in
causa Francesco Cossiga: "Purtroppo - osserva in una nota
Claudio Grassi della segreteria nazionale del Prc - le lugubri
premonizioni dell'ex presidente della Repubblica Cossiga
sull'infiltrazione nei movimenti si stanno tristemente
realizzando. Stamattina si è svolta una provocazione in piena
regola, organizzata da giovani di estrema destra".
"Le forze dell'ordine - dice Grassi - devono immediatamente
isolare i violenti e le piccole frange di provocatori che non
c'entrano nulla con il movimento che contesta la legge Gelmini
sulla scuola, legge che sottoporremo a referendum popolare
abrogativo e contro la quale le mobilitazioni e le proteste
pacifiche e democratiche non si fermeranno, a partire dallo
sciopero generale sulla scuola proclamato per il 30 e che, come
Rifondazione comunista, appoggiamo e sosteniamo".
"Inoltre, esprimo a nome di tutto il partito piena solidarietà
al compagno Yassir Goretz, dipendente della Direzione del
partito, presente al momento degli scontri ma estraneo a ogni
forma di violenza. E ne chiediamo - conclude Grassi -
l'immediato rilascio".
DOMANI TUTTI A CATANIA!!!
SCIOPERO GENERALE
SCIOPERO GENERALE
Martedì 28 Ottobre 2008 09:00
Assemblea pubblica la mattina del giorno 29 ottobre a Giarre in piazza Duomo
e GRANDE MANIFESTAZIONE CON CORTEO giorno 30 ottobre a Catania.
Concentramento in piazza Roma.
http://www.movimentostudentescocatania.tk
CONTRO I TAGLI ALLA SCUOLA E ALL'UNIVERSITA'
Martedì 28 Ottobre 2008 09:00
VENERDI' 17 OTTOBRE ORE 9.30 CATANIA - PIAZZA ROMA
RIFONDAZIONE COMUNISTA SOSTIENE LO SCIOPERO A FAVORE DELLA SCUOLA PUBBLICA
La scuola pubblica sta per essere definitivamente smantellata !
Fra il 2009 ed il 2011 il governo ha previsto tagli ai finanziamenti di 8 miliardi di euro (Nel nostro paese, secondo una stima Ocse, la spesa per l’istruzione e la ricerca è già grandemente al di sotto dei livelli europei)
Sono previsti inoltre:
Tagli al personale docente ed A.T.A. (147 mila in 3 anni)
Ritorno al maestro unico con l’eliminazione del tempo pieno (risparmio di 87.000 insegnanti.
Taglio di oltre 2000 scuole nel paese (quelle sottodimensionate e con meno di 600 alunni).
Cospicuo ridmensionamento degli insegnanti di sostegno per gli alunni diversamente abili.
Aumento del numero di alunni per classe.
Accorpamento e riduzione delle materie.
Riduzione delle ore di lezione con ripercussioni negative sulla qualità della didattica, sul diritto allo studio, sull’integrazione degli alunni con disabilità e migranti.
Ed ancora.
L’obbligo scolastico potrà essere assolto nei corsi di formazione professionale. Alcuni giovani continueranno a studiare, mentre altri verranno avviati precocemente al lavoro.
Il personale sarà assunto direttamente dai dirigenti scolastici con scarse garanzie di trasparenza delle operazioni.
Si vogliono trasformare le scuole in istituti “Fondazione” affidati ai privati tramite consigli d’amministrazione. Si aprirà così il mercato dell’istruzione.
In Sicilia nel prossimo triennio si prevedono 15.000 posti in meno di cui 3.500 solo a Catania, dove quest’anno sisono persi 650 posti rispetto al 2007/’08. Di questi 241 riguardano il sostegno con grave danno per gli alunni diversamente abili che si sono visti ridurre l’orario di presenza dell’insegnante di sostegno a sole 4,5 ore alla settimana.
Non possiamo attendere impotenti e passivamente alla devastazione del sistema di istruzione statale ed alla perdita di decine di migliaia di posti di lavoro!
Per contrastare questa sciagurata manovra partecipiamo numerosi il 17 ottobre, in contemporanea allo sciopero nazionale dei COBAS
Promuovono: Cobas Scuola, Comitato di sostegno alla scuola, collettivi studenteschi
hanno aderito: Giovani comunisti(Ct), Rifondazione comunista Ct.
MANIFESTAZIONE NAZIONALE 11
OTTOBRE
Venerdì 03 Ottobre 2008 09:00
Anche per la provincia di Catania treni a prezzo speciale per la Manifestazione Nazionale dell'11 ottobre.
Entro la mattina dell'8 ottobre, comunicate i nominativi alla nostra e-mail (prcgiarre@yahoo.it) e li faremo pervenire alla federazione.
-15 euro A/R per studenti e disoccupati.
-30 euro A/R per adulti e lavoratori.
PRC E GC IN PIZZA IL 20 A
CATANIA
Venerdì 03 Settembre 2008 09:00
Partito della Rifondazione Comunista
Federazione di Catania
Domani 20 settembre Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti in piazza per contestare il sottosegretario all'Istruzione e difendere la scuola pubblica.
Il Partito della Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti saranno domani, 20 settembre, dalle 9 davanti la sede della Provincia di Catania in via Nuovaluce per contestare la presenza, in occasione dell'inaugurazione dell'anno scolastivo, del sottosegretario all'Istruzione Giuseppe Pizza.
Insieme ai comitati di lotta per la scuola pubblica, agli insegnanti precari, agli insegnanti di sostegno che quest'anno hanno perso il loro posto di lavoro, ai genitori degli alunni diversamente abili, alle studentesse e agli studenti contesteremo le scelte del Governo Berlusconi in merito a scuola e università.
Riteniamo gravissimo l'attacco alla scuola e all'università pubblica e ai lavoratori della formazione determinato dal taglio degli insegnanti di sostegno, dalla drammatica riduzione dei finanziamenti, dal processo di privatizzazione di scuola e università, dalla deriva autoritaria e securitaria ed escludente nelle scuole superiori, caratterizzata dal ritorno al 5 in condotta e agli esami di riparazione, dal ritorno al maestro unico alle elementari, dal numero crescente di facoltà a numero chiuso, dall'aumento delle tasse universitarie.
Rifondazione Comunista e i Giovani Comunisti saranno in piazza per rivendicare quindi il diritto a un'istruzione pubblica, gratuita, di qualità e di massa, per chiedere il reintegro di tutte e tutti le/gli insegnanti di sostegno, per ribadire la centralità dell'Istruzione e condannare ogni tentativo di disinvestimento.
Esprimiamo, infine, forte preoccupazione per gli effetti che la crisi finanziaria del Comune sta producendo anche a danno della scuola pubblica. Lo sfratto di scuole medie ed elementari, il rischio che alcune scuole debbano interrompere l'attività didattica a causa dei cumuli d'immondizia presenti e il mancato pagamento dei buoni libro sono l'esempio dei disastri creati dal centrodestra a Catania e di come essi si riperquotano gravemente anche sul diritto allo studio.
PERCHE' VOTARE
RIFONDAZIONE...
Venerdì 03 Giugno 2008 09:00
Rifondazione Comunista a Congresso
Giorno 9 luglio dalle ore 18
presso il circolo Lenin di Rifondazione Comunista di Giarre (via Sartori - dietro Duomo)
CONGRESSO CITTADINO DI RIFONDAZIONE COMUNISTA
interverranno i presentatori di Federazione delle Mozioni Congressuali
Speciale Elezioni Comunali - Giarre 15 e
16 Giugno 2008 (Spot elettorale)
PERCHE' VOTARE
RIFONDAZIONE...
Venerdì 03 Giugno 2008 09:00
ll Partito della Rifondazione Comunista si presenta a queste elezioni comunali insieme alle forze del centrosinistra. Il nostro appoggio alla candidatura di Salvo VITALE nasce dalla constatazione dell’evidente fallimento dell’amministrazione Sodano e da un accordo programmatico basato su una condivisa concezione della gestione della cosa pubblica.
All’interno di questo progetto comune Rifondazione Comunista si è battuta e si batterà per:
Una politica di bilancio tesa alla redistribuzione del reddito e al risanamento finanziario, eliminando gli sprechi e razionalizzando le spese
Una gestione amministrativa efficiente
La salvaguardia del carattere pubblico dei servizi (acqua, energia, gas)
Un piano della mobilità e del traffico, in accordo con i comuni di Riposto e di Mascali, che incentivi l’uso dei mezzi pubblici
Un forte investimento sulla raccolta differenziata, con un impatto positivo sulla salute dei cittadini e sulle casse comunali
Uno sviluppo ambientale compatibile con il territorio
La garanzia dei servizi sociali e la lotta all’emarginazione
Un controllo democratico delle politiche degli enti locali
Un utilizzo razionale dei fondi strutturali europei a vantaggio delle imprese e dell'ente locale
La valorizzazione delle associazioni sportive e di volontariato
Una politica giovanile tesa alla riappropriazione degli spazi di socializzazione e alla promozione di attività culturali