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Giovedì 30 Ottobre 2008
Il nostro simbolo


Il Partito Comunista D'Italia (poi PCI) sezione italiana della terza Internazionale Comunista è nato il 21 Gennaio del 1921.
Poco dopo la liquidazione dell'avventura dannunziana a Fiume, si riunì a Livorno il XVII Congresso del Partito Socialista (15-20 Gennaio 1921), nel quale si manifestò in tutta la sua asprezza la dissidenza dei gruppi di Amedeo Bordiga e di Antonio Gramsci, che uscirono anche formalmente dal partito e fondarono il Partito Comunista d'Italia.
Sui tempi e sui modi della scissione, gli stessi Gramsci e Togliatti espressero più tardi un giudizio fortemente autocritico, ed effettivamente, nel breve periodo, essa contribuì ad indebolire ulteriormente la capacità di resistenza del proletariato che, pur conservandosi in gran parte fedele al Partito Socialista, rimase confuso e frastornato dalla durissima polemica condotta contro di loro dai comunisti.
Primo segretario del partito dal 1921 al 1926 fu Amedeo Bordiga che, al Terzo congresso del PCI tenuto a Lione nel 1926, venne accusato di settarismo e messo in minoranza, mentre la linea del Partito comunista venne fissata da Gramsci e Palmiro Togliatti nelle Tesi di Lione, dove si ponevano le premesse per la costruzione di un partito di massa e veniva data un'analisi del fascismo che ne coglieva le tendenze all'imperialismo e alla guerra.
Decapitato dei suoi dirigenti dal regime fascista (Gramsci fra tutti, arrestato nel 1926, morì in carcere nel 1937) e dichiarato illegale, il Partito comunista si organizzò nella clandestinità e, nonostante la repressione fascista e le epurazioni interne di matrice staliniana, riuscì a sopravvivere. Preponderante fu il contributo dei suoi militanti tra il 1943 e il 1945 nella guerra partigiana.
Con il rientro in Italia nel 1944 di Togliatti da Mosca, il PCI passò a svolgere una funzione primaria nel processo politico italiano; Togliatti annunciò infatti la disponibilità del Partito comunista italiano, PCI (il nuovo nome fu adottato dopo lo scioglimento del Comintern), a far parte del governo guidato da Pietro Badoglio, accantonando la "pregiudiziale repubblicana'' (svolta di Salerno).
Nel 1947 il PCI fu tuttavia estromesso dal governo e, nel clima della Guerra Fredda, venne confinato in un'opposizione sterile e senza sbocchi.Nonostante la teorizzazione togliattiana di una via italiana alquanto eterodossa per Mosca, questa ghettizzazione fu approfondita dalla formazione di maggioranze di centro-sinistra. L'unica occasione di governare fu offerta al PCI nelle città delle regioni dell'Italia centrale rette da amministrazioni di sinistra (Bologna, ad esempio).
Enrico Berlinguer, segretario del partito dal 1972 al 1984, cercò di aumentare le distanze tra il PCI e Mosca facendosi portavoce e sostenitore dell'eurocomunismo, essenzialmente una critica delle violazioni dei diritti umani nell'Unione delle repubbliche socialiste sovietiche (URSS) e nell'esplicita accettazione delle regole del confronto democratico. Berlinguer formulò anche la strategia del "compromesso storico" tra PCI e Democrazia cristiana, fra comunisti e cattolici. Sul piano elettorale il PCI registrò una crescita continua con un massimo del 34,5 dei voti nel 1976, ma la pregiudiziale anticomunista degli altri partiti e i vincoli internazionali dell'Italia all'interno dell'Organizzazione del trattato dell'Atlantico del Nord (NATO) impedirono che quei voti fossero utilizzati. Invece dell'alternanza governo-opposizione si sviluppò allora la pratica del consociativismo, ossia del tentativo di corresponsabilizzazione, su decisioni importanti per gli interessi della nazione, anche delle forze dell'opposizione; tale pratica, degenerata talvolta in accordi d'interesse puramente partitico, è all'origine dell'uso con valore negativo del termine "consociativismo" che viene fatto oggi in politica.
Un'ulteriore svolta è stata impressa al PCI fra il 1990 e il 1991 da Achille Occhetto, il quale decise, prendendo atto del crollo dei sistemi socialisti in URSS e nell'Europa dell'Est, di accelerare la trasformazione del PCI. Il Partito comunista italiano si è sciolto ed è confluito in una nuova formazione, il Partito democratico della sinistra, mentre l'ala sinistra ha creato un nuovo partito, che si considera l'erede della tradizione rivoluzionaria del PCI, il Partito della rifondazione comunista
Il Partito della rifondazione comunista (PRC), partito politico italiano costituito nel 1991 dalla minoranza di sinistra del Partito comunista italiano (PCI) che non ha aderito alla trasformazione del partito in Partito democratico della sinistra (PDS), si propone come autentico erede della tradizione comunista. Ha assorbito il partito di Democrazia proletaria. Rifondazione comunista si è presentata nello schieramento dei Progressisti alle elezioni del 1994 e nella coalizione dell'Ulivo che ha vinto le elezioni del 1996, ma non ha partecipato con suoi ministri al governo presieduto da Romano Prodi, limitandosi a un ruolo dialettico di appoggio, e di condizionamento, dall'esterno.
Ne è segretario Fausto Bertinotti.
Nel 1998 anche il Partito di Rifondazione Comunista si e' diviso tra coloro che volevano sostenere Prodi e quelli che erano contro,e' nato cosi' il Partito dei Comunisti Italiani sotto la guida di Armando Cossutta.
 

 


LO STATUTO

Lo Statuto del Partito


TESSERAMENTO

 

Tessera di adesione al PRC per il 2005      Tessera di adesione al PRC ed ai Giovani Comunisti per il 2005

Per aderire al Partito della Rifondazione Comunista occorre avere 14 anni di età e, ovviamente, condividere il programma politico del partito e le sue finalità sociali sia di lungo che di breve termine.
Chi ha un'età tra i 14 e i 29 anni può iscriversi al PRC mediante la tessera dei Giovani Comunisti ed usufruire così di tutti i diritti che lo Statuto dà ai membri dell'organizzazione dei GC. La tessera giovanile è a tutti gli effetti tessera del partito, essendo i GC organici al PRC.

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